Vai al contenuto

Diario di viaggio II

Costeggiando il lago di Costanza fino a Monaco di Baviera, poi l’Austria del Gasteiner Tal e infine a Lech, tra le montagne

Műnich – Avventure

Oltre che avventurarmi nelle birrerie dove servono la loro giustamente rinomata birra in boccali che non riuscivo a sollevare se non con due mani e nel bellissimo Viktualienmarkt, un mercato all’insegna delle delikatessen (il trionfo dei sottaceti, delle spezie e dei fiori intrecciati), non mi è sfuggito un negozio di spartiti che si trova vicino a Marienplatz. Ogni viaggio nelle città europee (da Vienna a Parigi) mi ha regalato un tuffo in queste ricchissime oasi di musica stampata; da noi non c’è niente di simile. Anche in questo caso non sapevo dove voltarmi; dopo aver esaminato avidamente interi scaffali di lieder, ho chiesto di poter consultare quello che avevano dei balletti ridotti fűr Klavier, e c’era di tutto. Alla fine mi sono comprata Romeo and Juliet e Cinderella, entrambi in una splendida edizione! (Grazie anche al contributo del mio munifico marito).

 Műnich – Musica di strada

 Altra abitudine diffusa oltralpe ma sconosciuta e svilita da noi, è quella di suonare per strada: non lasciando l’esclusiva a chi non ha altro per sostentarsi, ma sfruttando questa possibilità di eseguire in pubblico musica classica per provare l’affiatamento di un gruppo da camera, finanziarsi gli studi o anche promuovere la propria attività,  senza considerarla come una richiesta di elemosina. Così gruppi di studenti del conservatorio offrono le loro letture di musiche notissime ad ogni genere di pubblico (è d’altronde il pubblico della strada): frequentissima Eine kleine nachtmusik, e in generale Mozart, Haydn, Pachelbel, Vivaldi (ho sentito anche un violinista notevole con le Stagioni), ad ogni angolo gruppi di veri musicisti attirano l’attenzione dei passanti. Anche con ensemble interessanti: oboe, flauto, violino, viola, contrabbasso; trio d’archi; e addirittura flauto, pianoforte (a coda, noleggiato per l’occasione: ma sempre con la custodia del violoncello a raccogliere le offerte), violoncello e contrabbasso (questi facevano trascrizioni ben fatte di musiche note; adulti, seri e appassionati professionisti).

Il gruppo che più mi ha colpito non apparteneva tuttavia al genere classico, e nemmeno ad alcuna forma della musica occidentale: erano mongoli. Musica della Mongolia (un poco occidentalizzata secondo me, almeno ritmicamente), eseguita con una sorta di piccola viola da gamba squadrata con un paio di corde, un tipo di violone anch’esso squadrato e una specie di salterio a bacchette. Ma la sonorità era arricchita dal canto: ed erano voci incredibili, d’oltretomba quasi, che emergevano da questi uomini e si mescolavano ai suoni dolci e asprigni degli archi. Non solo emettevano note del registro molto grave, vibranti, ma da lì emergevano anche suoni di ottave più acute: prodotti non in falsetto ma, attraverso un gioco della lingua sul palato, come armonici di quegli stessi suoni gravi; a volte riuscendo a realizzare dei bicordi, o dando l’impressione di farlo. Non c’entravano particolarmente con la Baviera, d’altronde non ho – ancora – in programma viaggi in Mongolia. Ma mi hanno suscitato la curiosità di scoprire qualcosa di più su quel genere di vocalità (che accomuna diverse culture orientali, come quella tibetana).

Műnich – Arte

 A volte, in visita in una capitale europea, non avendo il tempo di percorrere tutte le sale dei maggiori musei e gallerie d’arte, ho focalizzato la mia attenzione su alcune sale o sezioni di essi – a volte anche solo su un singolo quadro – ripromettendomi di continuare la visita in occasione di un viaggio successivo. Non perché credo che si debba necessariamente sostare diversi minuti davanti ad ogni opera d’arte per comprenderla ed assaporarla; ma perché, oltre ad avere una predilezione per alcuni artisti, non trovo interessanti né piacevoli visite nelle quali si scorrono decine di tele, magari per la maggior parte capolavori, con un’ansia quasi consumistica: nel ricordo rimane ben poco. E’accaduto ad Atene, dove ho visto solo la sezione più antica del Museo Nazionale, e anche a Londra, dove della National Gallery ho visto solo alcuni capolavori del ‘400 italiano (ma la Tate modern per intero). Ho percorso però tutte le sale della Alte Pinakotek di Monaco (nei prossimi viaggi le gallerie moderna e contemporanea) che, oltre a notevoli capolavori del rinascimento e del manierismo italiano (tra cui ritratti di Giorgione, Tiziano, e poi Van Dyck), possiede ampie sezioni dedicate ai fiamminghi di tutti i secoli. Amo molto la pittura fiamminga, soprattutto dal ‘500 in poi. C’era un bellissimo Bosch (scena apocalittica, le forme più fantastiche su fondo nero, con démoni dai colori sgargianti e dannati grigiastri), Bruegel il vecchio (scena campestre invernale), Ruisdael e tanti altri paesaggisti e miniaturisti del ‘5-600 contemporanei di Rembrandt, del quale la Pinacoteca possiede, tra le altre, una serie rinomatissima di quattro tele intorno alla crocifissione.

 Bad Hofgastein

 Pioggia, funghi, lamponi, acque termali, torte, serate musicali. Grűss Gott. Fiori sui balconi di legno, torrenti, coppie di vecchietti. Ungheresi che vagano per i sentieri, crucchi organizzati, italiani chiassosi,  tutti si ritrovano davanti al sontuoso buffet serale dove, con più o meno garbo, danno il meglio di sé. Ma c’è una coppia di italiani (non noi…) che si fa notare perché

  1. non gradisce il vaso di fiori sulla propria tavola, così lo prende e lo piazza su un’altra;

  2. riempie un mucchio di scodelle di tutto quello che offre il buffet (siamo all’antipasto);

  3. si serve, sempre dalla tavola comune, gli affettati con le mani (augh!!);

  4. ricaccia nelle insalatiere quello che ha preso di troppo;

  5. vuole un po’ di sesamo? Piglia l’unica ciotolina disponibile e se la porta al tavolo.

Cieli tersi

 Ho portato con me il mio piccolo telescopio per centinaia di chilometri per poter osservare il cielo qui, sulle montagne austriache. In effetti il cielo tersissimo mostra molte piu’ stelle di quanto sia abituata già a occhio nudo! (un buon segno è riuscire a individuare tutte le sette stelle del carro minore: significa che si arriva alla 6a magnitudine a occhio nudo; meglio di cosi’ non si puo’!).

Ancora nessun commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: