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Normandia – I

17 settembre 2010

Uomini su trattori guidano le imbarcazioni al mare: sono alcune decine di metri di spiaggia a ciottoli che nel corso della giornata diventano un centinaio o più, quando la marea è al minimo. Allora oltre i ciottoli compare la sabbia, fine grigia scura, e insieme alla sabbia piccole isole di scogli più o meno ricoperti d’alghe. Le barche escono in mare a pescare, vanno a raccogliere ciuffi di frutti di mare maturati un po’ più al largo. Ma quando la ritirata del mare scopre le lande sabbiose allora altri uomini, anche giovani, e per svago, si muniscono di ampie retine e vanno a dragare i fondali. Così pescano granchi dagli scogli e conchiglie abitate da animali commestibili dalla sabbia.

Un orizzonte appiattito da banchi di nuvole basse, grigiastre.

Il mare è plumbeo, la scogliera a strapiombo, d’alabastro. A tratti raggi di sole fanno brillare la superficie marina a chiazze verde chiaro. Sono forse cento chilometri di roccia biancastra, e sopra prati di verde animato e casette di campagna dai tetti spioventissimi, eleganti, dritte e impettite al cospetto del loro mare che è quasi oceano: case severe, attente, solide. Una mucca bianca e nera si sporge buffa dai cespugli sul ciglio della scogliera, guardando giù il mare che è anche suo. Mi svegliano i gridi dei gabbiani e il rumore delle onde, che nella notte si sono fatte vicine, attratte dalla costa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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