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Contatti I. Butterfly

10 agosto 2009

Il 31 luglio a Ladispoli, per il Ladislaopolifestival, ha debuttato il nuovo spettacolo di Paola Sorressa Butterfly, con la compagnia di danza contemporanea Gruppo Mandàla e la partecipazione di Lucien Bruchon, autore di drammaturgia e testi. Accompagno lezioni e seminari sia di Lucien che di Paola,  che è anche un’amica, perciò il mio commento al suo spettacolo potrà risentire, forse, di un interessamento speciale verso il suo lavoro. 

Io resto facilmente incantata dalle costruzioni che rivelano pure linee e geometrie, che funzionano perché ben congegnate, e sfruttano lo spazio con senso dell’armonia e della compensazione dei pieni e dei vuoti: tali sono le qualità di Butterfly che mi hanno maggiormente colpita, accompagnandone piacevolmente la visione.

La narrazione era molto chiara, svolgendo in diversi quadri il “percorso dell’uomo addormentato”, dove la metafora del fuco/farfalla simboleggia il viaggio di liberazione dell’uomo dalle illusioni, per ricongiungersi con la propria natura spirituale e, allo stesso tempo, con il tutto spirituale. I quadri erano accompagnati dalla proiezione di video e di massime filosofiche legate allo svolgimento del percorso narrativo. E’  evidente l’intenzione di rendere leggibile, anche letteralmente, lo spettacolo, perché il suo significato, anche se di tipo spirituale e introspettivo, raggiunga gli spettatori. Le figure coreografiche non erano però semplicemente descrittive, ma conservavano una loro identità astratta ed evocativa: anche questa è una qualità che mi ha colpito. Infatti, pur apprezzando la leggibilità dello spettacolo (in molti casi, quasi come accade nell’ambito della musica conteporanea colta, i significati degli spettacoli, anche solo simbolici, sono velati e per lo più illeggibili per il pubblico), in generale l’esplicitazione dei contenuti con l’aiuto di testi, videoproiezioni e un linguaggio troppo descrittivo non mi piacciono molto: non voglio essere troppo aiutata, preferisco essere libera di trarre anche un senso personale dall’esperienza visiva che sto facendo.

Paola Sorressa sfrutta, nel suo linguaggio coreografico, tutte le potenzialità del contact improvisation, personalizzandole ed unendole alle sue conoscenze del Aikido e del Tai Chi. Direi che proprio qui il suo linguaggio trova la sua felice unione con la spiritualità olistica di Lucien Bruchon: nella componente fortemente umana di questa tecnica, dove anche fisicamente i corpi dei danzatori interagiscono tra loro e con parti della scenografia, influenzandosi a vicenda negli spostamenti e proprio appoggiandosi l’un l’altro, anche per trovare un conforto e dare un senso al proprio muoversi/vivere.

Sia le parti improvvisative che quelle prefissate sono state eseguite con armonia e proprietà da tutti i danzatori della compagnia, in particolare da Giorgia Antonelli e Valentina Palombo, espressive, mature e convincenti. La performance non ha, tuttavia, molto soddisfatto i danzatori…il caldo e l’umidità, anche in una sera come quella, ha reso più difficili e pericolose molte delle figure che dovevano eseguire; ma non dipendeva certo da loro. Al prossimo appuntamento, il 18 ottobre al Teatro Greco di Roma, non ci sarà questo genere di imprevisti!

Dedico un’ultima parola alle scelte musicali. Le musiche originali, di genere new age, appositamente scritte per lo spettacolo, erano di Roberto Coccia. Non amo il new age…trovo questo genere di musiche adatte tutt’al più come sfondo neutro, appunto per sessioni di rilassamento o meditazione; riconosco, in questo caso, il nesso con la finalità anche meditativa di questo spettacolo. Ma prendo atto del fatto che molti lavori coreografici di oggi preferiscano quasi fare a meno della musica…vera….peccato.

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