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Corpi da …ballo

19 luglio 2010

Una compagnia straordinaria il Cedar Lake Contemporary Ballet. Atleti preparatissimi e interpreti versatili, che affrontano lavori coreografici ispirati a poetiche anche molto diverse tra loro.  Nell’ambito di Spoleto 53Festival dei 2 mondi è stato proposto uno spettacolo che comprendeva tre coreografie accomunate dal pregio di saper mettere in evidenza le qualità di questi splendidi danzatori.

Sunday, again di Jo Strømgren, a mio avviso la meno interessante delle tre, giocava sul rapporto tra partitura – di Bach – e movimento, attraverso un percorso narrativo – un po’ prevedibile – intorno alle schermaglie domestiche di coppie contemporanee.

Di altri presupposti e  linguaggio del tutto differente la coreografia di Jacopo Godani, Unit in reaction: tagliente e vorticosa, incentrata sull’avvicendarsi di velocità ed improvvise fermate, sfidava i danzatori, stimolandoli  ed  evidenziando le loro qualità atletiche, in special modo quel genere di corporeità, osservata in particolare negli interpreti maschili, che mi piace definire burrosa –  anche se l’aggettivo burroso non dà l’idea dell’energia che contenevano e sprigionavano. Eppure tale era la morbidezza dei loro movimenti, il liquefarsi nell’aria delle loro schiene; insieme ad un controllo assoluto sulle dinamiche. Aggiungo che Godani è capace di espressione sintetica, qualità non diffusissima tra i coreografi contemporanei. Sul linguaggio di Godani, leggete anche queste interessanti riflessioni.

Mi ha affascinata ancor di più Frame of view di Didy Veldman – di nuovo tutt’altra prospettiva rispetto alle precedenti – dove è stato esplorato il rapporto con l’eventualità,  manifestato, attraverso movimento e recitazione, nelle relazioni con gli oggetti e con lo spazio che unisce o divide dagli altri individui. L’impianto scenico,  essenziale, è fatto di tre porte sulle quali i danzatori si arrampicano, possono appendersi, trovano appoggio o rifugio avviluppandosi nelle parti in gomma elastica. E il giallo, tonalità delle porte, dei confini tra dentro e fuori, è il colore “civetta” dell’emozione: colora i limiti tra partecipazione ed esclusione, appartenenza e abbandono; colora un vestito indossato da qualcuno, nel quale ci si può infilare, fino a indossarlo su di sè. Mutevoli come le emozioni, i corpi sembrano di gomma.  E la gomma è il materiale della trasformazione, della pàtina grazie alla quale si può dar nuova forma ad un corpo o un nuovo stato emotivo all’ animo.

Vi segnalo anche questa recensione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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