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Delikatessen III (dal corno d’Africa)

7 settembre 2012

Aua supponeva di avere più o meno 40 anni, ma era nata nella boscaglia: non conosceva esattamente la propria età. Ricordo come questo fatto mi colpì. Era gentile ed allegra, magra e dai grandi incisivi. Vestiva le stoffe colorate tipiche delle donne somale e cucinava con cura molti piatti italiani, ma specialmente quelli locali. Preparava, con mia grande gioia, le ingera e lo zighinì, con litri di spremuta di pompelmo (e i pompelmi erano rosa, enormi, dolci e succosi), il capretto arrosto,  il pesce alla griglia, i sambusi. Un giorno ci siamo avvelenati per l’ingestione di una polvere gialla venduta al mercato per zafferano (forse perchè a qualcuno di noi era venuta voglia di un risotto “giallo”) e nei giorni in cui stavamo male ci accudiva amorevolmente, badando bene che il medico visitasse maschi e femmine separatamente.

Quell’anno abitavamo in una casa di nuova costruzione, sorta in mezzo ad un’aia cosparsa di calcinacci, ma accanto alla nostra casa ce n’era una circondata da un bel giardino, dove viveva la mia amica Z.  Quando partii preparò per me una torta, un gesto che mi commosse (sopra c’era scritto il mio nome): era squisita, densa, ripiena di crema e cioccolato, come quelle che si mangiavano da Hasan (certo, e ogni volta si stava male…).

Al mare, nella cabina italiana, ci aspettavano i pezzi di croccante che ci vendeva il guardiano; andavamo invece alla cabina dell’ONU per le banane fritte con il miele, una vera leccornia. Evitavamo però i gelati! Li servivano su cialde a cono dal colore rosato, che quasi tutti gettavano a terra: le cameriere raccoglievano quelli che avevano conservato l’aspetto migliore e li rimettevano sul banco.

Alla Casa d’Italia le pizze “rosse” o bianche” erano una prelibatezza, ma non perchè somigliassero alle pizze nostrane: il gusto era infatti differente, sarà stato per la farina, per i pomodori nati da quella terra rossa o per il formaggio di chissà quale provenienza animale, ma avevano un sapore specifico, e andavano a ruba. Il pizzaiolo dall’aria scanzonata scherzava con tutti e non guardava mai mentre appiattiva la pasta nelle teglie tonde, spiaccicando ogni tanto qualche malcapitata mosca…

§

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6 commenti leave one →
  1. 8 settembre 2012 11:09

    L’essere umano è prodigioso, ha scritto Sofocle. Vero. E il mondo è meraviglioso.

    • pioggiadinote permalink*
      8 settembre 2012 21:53

      Sì, esperienze preziose e meraviglie si trovano anche nei luoghi più polverosi e dimenticati.

  2. Donatella permalink
    9 settembre 2012 13:18

    un altro tassello di memorie condivise; quanta nostalgia acuita dall’impossibilità di tornarci!

    • pioggiadinote permalink*
      11 settembre 2012 20:45

      E’ proprio vero Donatella, anch’io vivo (e sempre vivrò) questa nostalgia come la vivi tu.

  3. 15 settembre 2012 18:45

    Ma continua questo racconto stupendo? cioè , voglio dire, questa è solo la prima puntata, no? 🙂

    • pioggiadinote permalink*
      16 settembre 2012 15:40

      Sì, sì, continuerà…con i miei tempi attuali…! Baci

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