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Corpus meo anima mea

21 dicembre 2014
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dalì le rose sanguinanti

Quando ti riconosci come parte di un corpo è un po’ come se rinascessi. All’improvviso acquisisci la consapevolezza di nuove articolazioni e muscoli, e sperimenti insolite sensazioni tattili e uditive. Non è che tu sia più abile di prima, ma è come se possedessi altre mani con cui puoi afferrare, né hai un udito più fine, ma è come se sentissi con altre orecchie.  Certo, la testa è solo la tua testa, e anche il cuore è solo il tuo cuore. Ma la sensibilità di questo nuovo più grande corpo ti coinvolge: avverti sensazioni che non avresti considerato tue, fibrillano i tuoi nervi sollecitati da nervi altri; e queste esotiche emozioni influenzano i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti.

Se tante teste sono in un corpo e tanti cuori, puoi ritrovarti a vivere all’interno di scenari che non avresti voluto, pur avendo scelto di abitare in quel corpo, perchè cacciare la testa sotto la sabbia non vuoi più. Succede infatti che tu venga travolto dal bene e dal male provenienti dall’esterno. E succede che per empatia ti trovi a condividere sentimenti che non sarebbero i tuoi.

Il mio malessere dipende anzitutto da questo, e cioè che ho l’impressione di toccare con mano qualcosa di vischioso e sporco, che è una forma di odio, di malvagità potente, che minaccia l’integrità e l’identità di qualcosa che noi amiamo. Ha toccato anche me e nel mio pessimismo sento tutta la pericolosità delle sue trame e ne temo l’invincibilità. Ma c’è anche un’altra forma di malevolenza che mi ha toccato, ed è quella di risposta, nata nel grembo di questo corpo. L’odio vero è qualcosa di terribile e credo di non averlo mai provato davvero: in questo frangente sento ostilità profonda e rabbia ma non so detestare con quella prorompenza grave e sanguigna, che va dentro al cervello e al cuore. Penso anche che bisogna stare attenti, perchè il disprezzo, quello così vischioso, è cancerogeno. E quella forma di odio non è cosa mia anche perchè è cieca, o almeno, ci vede male: non riconosce le sfumature, e se le scorge non la interessano. Ammette solo due contrapposte categorie: o sei con me o sei fuori. E’ la filosofia manichea dei rivoluzionari, che restano necessariamente un po’ bambini, ma poi odiano come solo degli adulti pensanti sono in grado di fare. Se per le mie convinzioni mi trovassi al di fuori di questo corpo, senza necessariamente condannarne a morte i componenti, fuggirei ancora più lontano, allontanata da un atteggiamento di rigido rifiuto e spaventata dall’idea di condividerne anche solo una parte delle convinzioni.

E’ per questo che in questo corpo soffro due volte. Una per i dolori che sta vivendo e accomunano tutte le sue parti, una per questa inclinazione che mi è estranea e non avrei voluto nemmeno conoscere.

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