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I gioielli della bisnonna

12 dicembre 2014

H. Bosch, Inferno

Eccoci. Ci sentiamo offesi e degradati dall’incuranza delle istituzioni che ci governano. Anzitutto perchè si lasciano influenzare e manovrare da una rete politica avulsa da tutto ciò che a noi interessa (ovvero l’arte e la sua didattica) e che, come un dòmino, rincorre chissà quali favori. In secondo luogo perchè esse commettono errori, imperdonabili in quanto dovuti alla cieca indifferenza; come se non sapessero che noi esistiamo e lavoriamo e sogniamo, chiediamo, progettiamo. E’ pur vero che noi siamo una piccola quanto maledettamente unica entità, sommersa da un mare di entità forse meglio classificabili, e ci occupiamo di cose artistiche, per giunta della specie notoriamente più frivola. Quindi possiamo esser buoni come merce di scambio, il cui valore quelle istituzioni non sono in grado di definire; si può forse soppesare come fa il debitore che, incerto, porta al monte dei pegni un gioiello della bisnonna.

Per noi, tuttavia, non ci sarà un buon riscatto. I compratori non ci amano! I compratori veri, dico: quelli che agiscono nell’oscurità, che finora sono stati nominati soltanto sottovoce (sottovoce, proprio così! e non ho capito come mai. Perchè non si può dire? Ne va dell’incolumità di qualcuno? E’ una mossa sbagliata mostrare che lo sappiamo?  Ma noi sappiamo quasi tutto. Il disegno è chiaro, e si legge sempre meglio, persino tornando indietro di un paio d’anni, e più…). C’è un’esigua minoranza tra noi, che sostiene i Compratori, quelli là. Li sostiene, diciamo, indirettamente; cavalca quella linea per una sorta di vocazione ad opporsi contro la maggioranza, e in definitiva non mi è chiaro quale sia, per queste persone, il guadagno. Forse cercano l’affermazione di sé così, sul filo della tensione, gustando la lacerazione come un nettare prelibato, l’esclusione/emarginazione (a vita! ve lo giuriamo) come una condizione di vita necessaria, l’eterna polemica come segnale della propria superiorità culturale e morale; e per questi onesti obiettivi, non esitano a gettare nel fango ideali per i quali avevano lottato fino a un momento fa. Sotto questo travestimento, e protetti dal potere quello sì ineffabile dei compratori, sono temibili. Forse anche invincibili, sul piano pratico; e lo sappiamo, tutti. Proprio questo ci tormenta: che si tratti di una lotta assurdamente impari.

Eccoci. Ci sentiamo morsi dalla rabbia. E’ un morso più interiore che esteriore, vorrei dire, poiché la maggior parte di noi ha paura di sbagliare, teme la lotta sanguinosa, la ritiene inutile, pretende di comportarsi in modo impeccabile perchè il nemico e alcuni suoi burattini influenzabili non possano approfittare di un nostro errore. Non vogliamo perdere, non possiamo davvero tacere, vorremmo urlare ma non essere sentiti da tutti. La rabbia tuona dentro di noi, è palpabile, l’aria è soffocante: non riusciremo ad agire irreprensibilmente.

L’unità di questo corpo docente è una realtà non appagante per me, perchè conquistata attraverso un corpo dolente. In più, io ho visto troppi voltafaccia e cambi di colore negli ultimi anni, anche tra di noi. Sono forse ancora più sconfortata immaginando che qualcuno si consolerà in fretta e troverà i propri vantaggi; d’altronde, devo essere magnanima: l’opportunismo è il sale della terra (ovvero è la moneta più forte), mentre i duri e puri hanno da sempre avuto poca fortuna.

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Per approfondire: QUI.

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