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Curve dell’estasi

19 gennaio 2015

Mirò, Ballerina II 1925

C’è una curva che influisce pesantemente sulla nostra contingenza nel modo altrettanto subdolo e inevitabile dello Spazio-tempo: è la curva dell’Attenzione.  E non riguarda solo i piccoli discenti, magari seienni, alle prese con la decifrazione della lavagna e le prime nostalgie dei giochi: infatti anche gli adulti, magari docenti, avvezzi da tempo a concentrarsi su un lavoro abbastanza concettuale e a dimenticarsi del resto, ne vivono la stessa parabola!

Eseguire cinque delle Variazioni Goldberg, non delle più difficili, è un compito naturale, consueto. Ma ammettiamo di non averle ristudiate di recente: servirà qualche lettura per riportarle ad una veste coerente. Ben venga, perchè l’impegno di oggi mi ha richiesto di suonarne ognuna ripetendola svariate decine di volte, mentre alcuni gruppi di danzatori componevano su quelle note brevi idee coreografiche! Dunque, succederà che le prime cinque-otto ripetizioni serviranno per ricordarmi tutte le soluzioni ai passaggi difficili (scambi di voce tra le mani, diteggiature). Le successive dieci vedranno il risorgere dell’Idea interpretativa, che andrà mutando e perfezionandosi: la sonorità migliora e si chiariscono definitivamente le idee sul fraseggio. La fase dopo è quella del galleggiamento! Sugli allori, intendo. L’Interpretazione veleggia, sono Gould risorto, temporaneamente prestato a Tersicore: che ci faccio qui? Ma ecco che, appena raggiunta questa estasi sonora, qualcosa vacilla. Qua e là comincio a sbagliare le note. Le ultime venti ripetizioni sono scorrevoli, potrei quasi distrarmi e pensare ad altro mentre le mie mani offrono la musica del Kantor su un piatto d’argento: infatti mi distraggo, e i passaggi, quelli là che avevo risolto all’inizio, verso la fine si ingarbugliano di nuovo. Anzi, sbaglio anche dei passaggi facili, sfuggo tasti che stanno sotto alle dita e devo concentrarmi molto di più per costringermi ad arrivare in fondo ai brani! La parabola discendente è cominciata. D’altronde le variazioni sono concepite per essere eseguite una volta sola, a parte i ritornelli….

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2 commenti leave one →
  1. 25 gennaio 2015 08:36

    Molto interessante per me, Tania. Grazie. Studiare il fare, dal di fuori e dal di dentro è una delle mie passioni. Riflettere sull’attenzione, poi, non ne parliamo: ogni mattina mi ripeto: leggerezza, Pasquale, e soprattutto attenzione…

    • pioggiadinote permalink*
      25 gennaio 2015 23:10

      Leggerezza!! Me lo dico sempre anch’io, ma proprio non mi ascolto…

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