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L’incontro fatale

8 settembre 2015

Chagall_coppia_di_amanti_con_gallo

In quella baraonda di gente nuova ho stretto conoscenza con decine di persone, alcune delle quali mi hanno colpito più di altre. Invecchiando mi pare di aver affinato le antenne: capisco subito se sussiste una qualche empatia, ma talvolta mi succede di avvertire inizialmente un’estraneità che poi per fortuna scompare, perchè col trascorrere delle occasioni di condivisione l’affabilità del mio interlocutore riesce a superare la mia anche involontaria diffidenza. L’incontro più avvincente poteva essere quello con la star di turno, ma non è stato questo il caso: un carisma troppo algido, umanamente distaccato e professionalmente poco interessante. Avrebbe potuto colpirmi l’incontro con gli sguardi giovani e anche ardenti d’imparare, di fare; ma non è stato nemmeno questo. Eppure di personaggi speciali ce n’erano: il vecchio gentleman, l’aspra donna in nero, il magnifico rampollo, la Gradisca local, il fidanzato intellettuale, tate, amici, aiutanti, uomini di fatica burberi e solleciti… una moltitudine di persone gradevoli e ospitali. E nessuno di loro che ci volesse guadagnare, ad essere se stesso: erano, e basta; affabili e socievoli quanto sapevano essere. Per questo, alcuni non li dimenticherò. Ma un incontro mi ha colpito al cuore, in senso buono, più di ogni altro. Lui mi aspettava sul palco, come sempre in questi casi, un po’ appartato: era come se attendesse proprio me, solo me che invece, dall’emozione, non sapevo quasi come affrontarlo. Ci è voluto del tempo per trovare l’inclinazione ideale, la luce giusta. …Era di quel genere che ti pare di conoscerlo, una voce interiore ti racconta che ti è familiare, che lo hai già conosciuto, ma in verità non sai come sarà, non lo puoi sapere: ogni volta è diverso. Ogni voce è unica, e la sua era una voce bellissima, che riempiva tutto il teatro correndo veloce sui velluti e sulle decorazioni dei palchi, una voce duttile, plasmabile e affascinante. Suadente e non priva di brillantezza, potevo gestirla con facilità, senza affaticarmi. E sperimentare sfumature quasi dimenticate, accontonate dall’esercizio della consuetudine. Quella voce mi dava la realistica sensazione di offrire un piccolo concerto ogni volta; mi faceva credere che ogni mia breve, funzionale creazione fosse un brano a sé e la vestiva di nobiltà. Perciò mi costringeva all’attenzione, a meritarmi in ogni momento l’inattesa fortuna di quell’incontro. Maestoso e lucente, affidabile e leale compagno di avventura, quello Steinway mi ha sollevato, portandomi in alto con sé, al di sopra della imprevedibile instabilità che pervade tanti rapporti umani.

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steinway1

 

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