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Follia

15 settembre 2015

Follia-patrick-mcgrath-recensione-libro

Quando non si riesce più a definire se la follia che si avverte in una relazione tra due persone è la propria o l’altrui, è il momento giusto per allontanarsene il più possibile. Anzi, l’ultimo momento: aspettare ancora significa varcare una soglia dalla quale sempre più difficilmente si potrà uscire. Il senso di conservazione farà così. Il senso di autoaffermazione, dal canto suo, ci racconterà che la follia era l’altrui e che noi eravamo plagiati, condotti da fili più forti e abili dei nostri che si appoggiavano sulla nostra debolezza, temporanea o permanente. E chissà se avevamo ragione (se esiste poi, una ragione, una spiegazione univoca). Forse la spiegazione è sempre quella banalmente intermedia fra le due? No, può anche trovarsi da una parte sola, ma è sempre più complessa di quanto non si voglia ammettere, e la complessità, si sa, rivela sempre degli aspetti contrari a quell’evidenza che sola sappiamo riconoscere nella rappresentazione di noi stessi, e così la ignoriamo, e preferiamo le spiegazioni manichee (e non mi riferisco agli errori di manovra…ma alla sostanza del contendere). Comunque, se avevamo in gran parte torto ed era quindi nostra la follia che ci mostrava la realtà come non era, tanto più dovremo allontanarcene. Se era radicata in noi (e non occasionale), riemergerà quanto prima, e la riaffronteremo; ma almeno non rischieremo ancora di nuocere all’altro – e a noi stessi. Se invece quella follia non era affatto in noi ed è stata l’altra parte ad indurci a crederlo – e lo abbiamo creduto per insicurezza e confusione – allora è un’altra questione: in questo caso si tratta di un sintomo di altrui follia e di patologico egoismo, da cui evidentemente ci si deve allontanare.

C’è chi decide persino di morire, di finire se stesso consegnando ad una (un’altra) mente folle la propria identità – come Stella nel romanzo (vecchio best seller) di McGrath. Stella però, in cambio, guadagna una specie di libertà, l’unica che è in grado di concepire. Una libertà che conquista attraverso un processo di distorsione della realtà: un radicale annullamento di se stessa, una definitiva negazione di tutto ciò che ha scelto ed è stata – e quindi è. In questa vicenda la follia diventa un fine cui tendere – non è uno stato della mente a priori, è un modo, infine impossibile per chi non è realmente folle, di cercare l’oblio da se stessi. E appunto, lei non ci riesce: se non decidendo di farsi fuori.

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