Genoma del mio primo mattino- I
La musica inizia, le gambe accelerano il passo verso la corsa, sorrido. E appena uscita verso la campagna, osservo il campo d’erba medica sulla destra, e l’apertura del cielo, e il viale di eucalipti, e rido. Salto sull’erba secca, primo formicaio.
Corro, svolto a sinistra, percorro lo sterrato accanto al mais, due metri di altezza alla mia destra, sulla sinistra le stalle abbandonate, in alto le nuvole, sorrido. In fondo, al crocevia tra i campi, le case abbandonate dalla forma strana, e svolto ancora a destra. La ghiaia sotto i miei passi, sulla sinistra il grano è d’oro, a destra il mais.
L’orizzonte è lontano, incrocio i pini marittimi, le pigne scrocchiano sotto i miei piedi. Corro fino all’incrocio con il penultimo attraversamento tra i campi prima delle stalle nuove. E qui svolto, il terreno è dissestato, salto tra le pozze d’acqua dell’irrigazione, le nuvole lontane, un aereo, l’uomo con il cane.
Intravedo altra felicità, al termine dell’attraversamento, una striscia gialla splendente. Li raggiungo, sono i girasoli, sorrido. Corro, i girasoli a sinistra rivolti verso destra, alla mia destra il mais alto due metri, il cielo, salto un formicaio.
Corro ancora, accelero, formicaio, erba secca, eucalipti. In fondo al viale, passaggio verso il centro agricolo, non c’è nessuno a quest’ora, nessuno, rallento, cammino. Evito un passaggio di formiche, e un altro.
Giro dietro il fienile, ascolto di più, è il momento di Né pani né pesci o di Romeo & Juliet, ascolto più intensamente, mura scrostate, cespugli, vista sui campi. La linea gialla lontana.




