Vai al contenuto

Se fossi un pesce

3 luglio 2026

Fa male il taglio nella gola. L’amo ha lacerato la carne, subito sotto al mento, ha trapassato la lingua e la punta si è fermata a contatto con il palato. Il foro più grande è quello dove L’amo è penetrato per primo, lì la carne si è slabbrata intorno allo squarcio; il ferro attraversa la gola, l’inizio della trachea. Se fossi un pesce, avrei le branchie e potrei ancora respirare. Ma non sono un pesce, e respiro con difficoltà. La gola si chiude per la paura, mentre un po’ d’aria esce da sé direttamente dal foro. Il foro più doloroso è quello sulla lingua, quella parte così sensibile. Non la muovo più a causa del dolore intenso. Infine, la punta dell’amo taglia il mio palato, così evito ogni movimento.

E resto ferma. Resto ferma per un tempo indefinito. Mi chiedo se mi abituerò al dolore. Il mio pensiero intraprende tentativi di svago, prova a distrarsi, ma può farlo solo per pochissimi secondi. La stasi, in questa situazione, è una tortura, ma se mi agito il dolore diventa lancinante. Non riesco a perdere i sensi.

E mi chiedo dove sia il pescatore. Se mi ha catturata, perché non mi afferra e non mi divora subito, o non mi getta via? A che cosa servo così?

Credo che se ne sia andato.

Ma si è scordato di estrarre l’amo, di lasciarmi libera.

Non so come fare per salvarmi. Se cerco di liberarmi, la lacerazione peggiora. Se resto ferma, nessuno verrà a cercarmi.

Immagino che in questi casi, non so con quali forze, bisogna fare da sé.

Non avrei mai immaginato questo, mai.

No comments yet

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.