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Niente di speciale

9 agosto 2026

Amo il luogo dove vivo benché, visto da fuori, non abbia niente di speciale. La mia casa è il posto al mondo dove desidero vivere, eppure si trova in un’area un po’ dimessa, apparentemente abbandonata. E’ un comprensorio di abitazioni costruite da una ventina d’anni, a ridosso di un centro agricolo della bonifica. Il vecchio agglomerato è in stato di abbandono, i silos e il fienile sono diroccati; soltanto una palazzina è ancora abitata. Ma conserva tracce dell’antica vivacità: in mezzo all’aia troneggia il fontanile, e dietro la palazzina c’è ancora un vecchio forno. Per la sua edificazione sono stati rispettati alcuni accorgimenti di sostenibilità ambientale, per cui è ben inserito in questo contesto agricolo, grazie alla foggia delle case, all’altezza dei tetti e alle tinte dei muri esterni. E’ un luogo appartato e silenzioso, circondato dai campi. Un tempo, si trovavano qui anche le stalle delle mucche, poi sono state spostate più lontano.

Scesi dal treno, al primo sguardo si notano solo dei fabbricati in rovina. A nessuno viene voglia di fare due passi per qualche decina di metri e scoprire che c’è un luogo abitato. Eppure, non solo io ma anche tutti i miei vicini sembrano soddisfatti. Abbiamo tutti scelto di vivere qui.

Le stradine di collegamento con la stazione sono asfaltate, ma ricoperte di sassolini, foglie e sterpi volati in giro da chissà dove. Non c’è un bar né alcun luogo di aggregazione; bisogna attraversare la stazione, raggiungere la consolare – si tratta comunque di poche decine di metri – e lì c’è una farmacia e poco altro. Ma con l’auto o il treno si raggiunge in poco tempo ogni luogo d’interesse, persino la città eterna.

Amo questo luogo e non vorrei vivere da nessun’altra parte, nemmeno sul mio amato lago nel nord, né a Londra la magnifica, né in qualche città della Spagna o villaggio della Grecia.

Invecchiando, cresce in me sempre più il desiderio di tracciare una mappatura dettagliata dello spazio che mi circonda e al quale sento di appartenere. Anche per tale ragione corro tra i campi osservando ogni aspetto di questo angolo di mondo, con il mutare delle stagioni climatiche e delle mie stagioni emotive. Tra i campi gli odori e i profumi sono quelli della campagna coltivata, non si avverte l’odore del mare, che si trova a tre chilometri da qui. Ma nelle notti di mareggiata, quando soffia forte il maestrale, si può udire giungere da lontano il rombo vorticoso delle onde, un mormorio di fondo che vivo come un privilegio, con interiore e segreta emozione.

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