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Avventori

19 agosto 2026

I miei compari di cena solitaria sono due uomini. Uno è anziano, e quando si alza per prendere un frutto, riporlo nel piatto e tagliarlo con forchetta e coltello, noto che è molto alto e un po’ curvo. Egli assume il cibo silenziosamente, d’altronde anche io e l’altro non potremmo che essere silenziosi, ma lui è portatore di un silenzio speciale, austero. Non ha con sé un telefono, a differenza di noialtri, e guarda severamente la sua pietanza e forse, talvolta, il centro della sua tavola. Beve lentamente una birra e di solito finisce il pasto con il dolce, che assapora altresì con concentrata compostezza. Invece oggi si è levato da tavola e ha preso un frutto, e adesso ha alzato lo sguardo furtivamente verso di me, dopo essersi messo gli occhiali. Lo imito, mi infilo gli occhiali che avevo riposto sulla mia tavola e quando esce finalmente ci salutiamo, con un cenno del capo e una sillaba incomprensibile. Noto che è molto anziano, più anziano di come mi era apparso poc’anzi. Uomo educatissimo, posato e composto, ha un degno seguace nell’altro uomo solitario, quello più giovane, il quale è ancora più educato, non scambia nemmeno le posate tra le due mani, non lo fa proprio mai, concede pochi sguardi al telefono e sorseggia sempre un cocktail durante il regale e lauto pasto. Circondata da tale ottemperanza al galateo, alla fine dei tre giorni anch’io non posso essere da meno, e quindi pasteggio con la schiena eretta, mi guardo bene dall’appoggiare posate sulla tovaglia e neanche a dirsi, non scambio le posate tra le mani, benché tale maneggio mi costi difficili, e non sempre realizzati, equilibrismi. Ah, e quando mi ricordo, porto alla bocca la posata con un lento arco, guardando un punto indefinito dinanzi a me. Pertanto ripartirò nobilitata, irriconoscibile.

Nel frattempo, si sono accomodati i cinque romani del tavolo accanto al mio, con le consuete proteste che riguardano la cottura degli spaghetti, ma che robba è questa, i gamberetti non si possono mangiare (siamo in Austria, Tirolo), me magnerei una coscia de mia moglie, insomma una cena demmerda (sic). In fondo a destra, la bella coppia con lei orientale e lui Keanu Reeves, bellissimo, adesso infatti mi piacciono improvvisamente gli uomini con i capelli lunghi e persino la barba lunga, ma questo è impegnato, tornando a noi, la coppia ha già cenato e ordina solo il tiramisù. I coniugi anziani di italiani ammodo, dal canto loro, pasteggiano da ora ante lucana, e mi piace tanto scorgere l’uomo che osserva amorevolmente la donna mentre lei lentamente assapora il dolce, il preferito. Nel frattempo, il teatro della volgarità accanto a me raggiunge nuove vette di poesia, con insulti e discussioni che finiscono in imbarazzati silenzi (perché stare in silenzio, dovreste saperlo, è un’arte), mentre i due uomini educatissimi e Keanu Reeves hanno lasciato la sala. A questo punto posso un po’ abbandonarmi, un po’ lasciarmi andare, tornare popolana, un gomito sul tavolo en passant, una posata messa in po’ lì, nessuno degno di nota mi osserva, Keanu è uscito e io sono sempre io.

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