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Genoma di un mattino a passo più lento

25 luglio 2026

Non posso correre, forse non dovrei neppure camminare. Ma poiché non resisto, esco ugualmente, all’inizio di una giornata che si preannuncia ventosa. Decido subito che camminerò a passo non troppo spedito e che, per l’occasione, ascolterò l’aria. Nessuna musica arriverà alle mie orecchie, se non il suono dell’aria e di quello che l’aria porterà.

Così, dopo settimane di Dire Straits, Afterhours, Animals e Pink Floyd, le mie orecchie hanno potuto finalmente sentire il rumore acuto frondoso degli eucalipti, il sistro delle erbe mediche e il fruscio delle foglie larghe del mais. Nel viale largo dove incrocio una grossa trebbiatrice, che mi costringe ad uscire dal selciato, ascolto il rumore dei miei passi sulla ghiaia.

(…Un fruscio tra le canne! era una animale selvatico che si nascondeva ai miei occhi. Ogni tanto, trovo impronte di cinghiali nelle pozze fangose).

Nella lentezza del passo, ho più tempo per osservare. Guardo meglio il mais, e noto che conserva i ciuffi gialli in cima, ma sotto, tra le fronde, emergono le pannocchie ricoperte dalla loro guaina verde e da una barba violacea. Più avanti, i girasoli sono al massimo della loro altezza e vedo che la loro corolla è di un colore marrone scuro ed è larghissima, anche più di due decimetri; i petali sono appassiti e tutto il fiore appare piegato in avanti, trascinato dal peso di quella grossa testa.

Non sento il mormorio delle formiche, ma riesco a notare ancora più formicai di prima, e una piccola autostrada in cui ogni piccolo soggetto porta un seme sulla schiena, costringendomi a cambiare corsia. Non riesco ad udirne il mormorio, ma so che c’è. Il grande alveare del casale abbandonato, dal canto suo, in questo momento di sole quasi non si nota; solo, ogni tanto, un’ape entra o esce.

Sassi e frasche scrocchiano sotto i miei piedi.

Ho annusato il profumo dolciastro degli eucalipti e di qualche altro fiore o erba che non so. L’ho sentito più forte di quando correvo.

Chissà se i danzatori, mentre si muovono e vivono una coreografia, specialmente all’aperto o in qualche site-specific, ogni tanto si guardano intorno. Possono ritagliarsi qualche secondo per percepire un profumo o un odore speciale? Riescono a osservare, anche solo per un momento, oltre allo sguardo di uno spettatore, qualcos’altro al di fuori dal proprio corpo nello spazio? Notano un uccello che vola o si posa, un suono di un grillo, un fruscio, che provengono dallo spazio che li circonda? Un raggio di luce o un’ombra nell’aria intorno?

Ricordano poi quel suono, quella luce?

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