Vai al contenuto

Genoma del mio primo mattino- II

7 luglio 2026

Annuso l’aria dalle enormi finestre, che si aprono sulla profondità di un cielo chiaro già da ore e sulla torre della Tate modern, mentre sullo sfondo si scorge lo skyline della North Bank.

La musica inizia, ascensore, attraverso l’atrio e sono fuori, nell’aria fresca e tersa, sorrido. Corro subito, appena scese le scale, non vedo l’ora di raggiungere la riva, e di scoprire che cosa c’è dietro ogni curva, ogni ponte.

Costeggio la Tate, preferisco passare dalla strada tra i grattacieli con gli inserti rossi, che poi risale a destra e conduce sulla South Bank. E lì, mentre piego a sinistra, prima di incrociare da sotto il primo ponte pedonale, mi volto con lo sguardo e la testa verso destra, i grattacieli della City, il vento, le onde e i rivoli sul Tamigi dal colore del fango, che scorre impetuoso giù dal ponte dei Frati neri. Sorrido, felicità.

Ogni angolo, edificio o nuovo scorcio mi nutre. Respiro ogni cosa attraverso l’aria, respiro i graffiti, le luci, le ombre, respiro le pietre lisce del selciato, respiro le chiatte, il rumore dell’acqua, le nuvole e il cielo stesso.

Corro e incrocio altri corridori, atletici e meno, quasi tutti già magri, molti più giovani di me, ma non tutti, come l’uomo dagli occhiali che ho appena incrociato, lui corre a passi pesanti e con la bocca aperta e tanto giovane non è. Bisogna tenere la sinistra, anche qui, con un certo rigore. Incrocio il corridore che si riprende in tempo reale, mentre la donna atletica mi supera a gran velocità. Attraverso il sottopasso del Blackfriars, saluto il murale di Frida Khalo, stretta galleria, tengo la sinistra.

Scorgo un’orizzonte più lontano, non interrotto dal ponte, i palazzi della North Bank si riconoscono uno a uno, corro sotto i portici, costeggio una parte di fiume bordata dalla spiaggia, corridore, lavoratori con lo zaino, corro.

Adesso corro sotto gli alberi, ma preferisco sempre restare sul bordo del fiume, sento poco il suo rumore perché ascolto altra musica, ma ho bisogno della sua vicinanza. Supero la coppia di cinesi anziani seduti su una panchina, corridore, scorgo Westminster.

Mi avvicino e il Big Ben si fa più grande, illuminato dal sole, segna le 7.35, dietro c’è Westminster, incrocio corridori in gruppo con la stessa maglietta blu, scorgo la ruota.

Raggiunta la ruota, disegno una elegante forma a C e torno indietro. Corridori, selciato liscio, si corre bene, l’aria è ancora fresca. Sotto gli alberi, spiaggia, giovani, i portici. Un uomo non magro si intrattiene con una grossa papera, che è volata fin sopra il parapetto per un banchetto imprevisto.

Di nuovo il ponte, corro sempre felice, il chiosco grande, la ghiaia, costeggio la Tate, rallento, cammino.

Un ultimo sguardo al fiume prima di calmare il respiro.

***

No comments yet

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.