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Genoma del mio primo mattino – V, il ritorno

16 luglio 2026

Il mio sangue forse ha cambiato colore. Oppure scorre più lento, o più veloce. Il mio corpo ha cambiato peso? Che ci faccio con questo mais, così alto e ricoperto da ciuffi gialli? E che ci faccio con questo campo alla mia sinistra, dove il grano è stato trebbiato e impacchettato in grandi cilindri? Corro come sempre nei viali sterrati?

Sì, corro come sempre, di primo mattino. Dopo l’attraversamento, dove è pieno di fango per l’irrigazione, scorgo gli adorati girasoli, che però hanno la testa reclinata, sono cresciuti; alcuni di loro sono diventati di una tonalità scura, arancione o quasi bruna. Corro ascoltando The Animals, corro respirando la terra, i moscerini, le gocce d’acqua e gli sterpi. Corro tra le mura diroccate del centro agricolo. Corro saltando il formicaio. Corro attraverso il senso di abbandono, osservandolo così com’è. Nel silenzio e senza incontrare anima viva. Ma nel frattempo immagino, progetto, anche la mia mente corre, molto più veloce delle mie gambe.

Osservo le impalcature dei miei progetti di rinascita. Scalcio lontano da me il senso d’abbandono, l’urlo interiore.

Mi ritrovo nella mia amata postazione per il caffé con i diari di John Cheever, che centellino pagina per pagina. Ascolto gli uccelli e il silenzio, respiro.

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