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Dire, pensare, dormire

1 settembre 2026
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Vado matta per i letti in cui riesco a dormire bene. In realtà non è merito dei letti che io riesca a dormire bene, ma del luogo in cui mi trovo, e della serenità e dell’equilibrio che raggiungo tra il mio interno e l’esterno intorno a me. Però notavo quale affetto portassi verso il mio letto in queste settimane di faticosamente raggiunta notevole pace , ovvero quando finalmente ho raggiunto quell’equilibrio e in quel letto trovavo un meraviglioso sonno: mi accadeva di guardarlo con grande affetto la mattina quando lo rifacevo, pensando a quando ci sarei ritornata la sera e mi avrebbe accolto come in un abbraccio fresco.

Così avevo temporaneamente dimenticato il mio letto di sempre, quello che non potrei non amare perché custodisce in sé la mia esistenza, o almeno, tutti i miei ultimi anni . Alcova, rifugio, culla, al centro della mia camera piccola e decorata di bellezze, fotografie, dipinti, luogo oggi soltanto mio, che trattiene ricordi, e segreti, anche quelli che ho dimenticato, testimone di disperazione, lutti, lamentazioni, perdite, insonni notti, spettatore d’innamoramento, esaltazione, telefonate interminabili, confidenze, discussioni, malattie, covid, apprensione, osservatore di notturne schermaglie, giochi, sorrisi tra me e me, speranze vane. Compagno di sonni lunghi e brevi, di pensieri e illuminazioni.

E questo giaciglio sa, ascolta, ha sentito e potrebbe aiutarmi a ricordare alcuni di quei sogni di cui sono inconsapevole, spersi nella memoria dormiente, e raccontarmi come sono andati a finire.

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