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Umiliati e contesi – I

8 novembre 2009

Il pianista della lezione di danza è merce rara. Convoglia anni di studio ed esperienza nell’esercizio di una professione non insegnata in alcun luogo, priva di una metodologia e perdipiù generalmente malvista dalla sua stessa categoria, quella dei musicisti di professione di ambito “colto”. La cattiva fama che aleggia intorno a questa figura professionale è dovuta indubbiamente al carattere “servile” che il ruolo di Pianista accompagnatore assumerebbe nel momento in cui assoggetta appunto alle esigenze della danza le sue capacità e le sue conoscenze. Questo carattere di “sottomissione” emerge già nella  realtà più quotidiana: ovvero nel semplice atto di sedersi al pianoforte in una sala di danza per produrre musica utile ad una lezione giornaliera di esercizio primariamente fisico. In termini così riduttivi risulterebbe davvero come una specie di riesumazione della figura del musicista-servitore, a cui tra l’altro è concessa una  libertà creativa minimale se non nulla, per quanto concerne contenuto e linguaggio della musica prodotta.

D’altronde soltanto in tempi relativamente recenti la figura del musicista/pianista si è fattivamente distinta da quella del coreografo/insegnante: per questo ancor oggi essa manca di una definizione netta dei propri confini, e di una oggettiva comprensione delle sue prerogative. La tradizione stabilisce infatti una gerarchia – non di rado fatta notare esplicitamente – dove l’insegnante conosce bene la sua disciplina ma sa anche quale sia la musica ideale per ogni passo, mentre il musicista, pur conoscendo la propria arte, a priori non sa quale sia la musica migliore – o quale sia il passo ideale per quella musica che ha in mente e che con ogni probabilità non potrà suonare come vuole o non potrà suonare tout court –.

Da questa falsariga nasce un’ampia gamma di argomenti di riflessione:

  • come un musicista possa arrivare a mettersi in discussione così radicalmente,  a partire dall’esigenza di sostentarsi economicamente in tempi difficili (e quando mai non sono stati difficili per i musicisti!);  d’altro canto, come riesce a realizzare le proprie aspirazioni il musicista che alla danza consacra volontariamente la sua carriera artistica e le sue doti;
  • Quanto sia realmente diffusa tra gli insegnanti di danza la consapevolezza del rapporto ideale tra movimento e musica; e come e quando la percezione di un’incertezza siffatta possa diventare fonte di frustrazione anche estrema per un pianista…

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…continua…

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