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La sirena

2 febbraio 2010

(…) Essa non mangiava che roba viva: spesso la vedevo emergere dal mare, il torso delicato luccicante al sole, mentre straziava coi denti un pesce argentato che fremeva ancora; il sangue le rigava il mento e dopo qualche morso il merluzzo o l’orata maciullata venivano ributtate dietro le sue spalle e, maculandola di rosso, affondavano nell’acqua mentre essa infantilmente gridava nettandosi i denti con la lingua. Una volta le diedi del vino; dal bicchiere le fu impossibile bere, dovetti versargliene nella palma minuscola ed appena appena verdina, ed essa lo bevette facendo schioccare la lingua come fa un cane mentre negli occhi le si dipingeva la sorpresa per quel sapore ignoto. (…) era una bestia ma nel medesimo istante era anche una Immortale ed è peccato che parlando non si possa continuamente esprimere questa sintesi come, con assoluta semplicità, essa la esprimeva nel proprio corpo. Non soltanto nell’atto carnale essa manifestava una giocondità e una delicatezza opposte alla tetra foia animale ma il suo parlare era di una immediatezza potente che ho ritrovato soltanto in pochi grandi poeti. (…)

Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Racconti, La sirena (1961)

 

La «bestialità» costituisce un binomio davvero insolito con la «divinità». La sirena di Tomasi di Lampedusa abita il proprio corpo con “immanenza”, esprimendo immediatezza e vitalità , ma non ingenuità nel senso di “stato intellettivo elementare”;  non c’ è stato un “peccato originale”, eppure c’ è un’ intelligenza evoluta.

Ma l’essere umano è capace di tanto?  Di  una manifestazione davvero  “genuina” di corporeità

 

e,  insieme … di sapienza?

  

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4 commenti leave one →
  1. arte64 permalink
    2 febbraio 2010 14:21

    Prima di tutto: il testo è bellissimo, non lo conoscevo. È veramente di grande bellezza.
    Questa sirena, nel binomio divinità/bestialità, ricorda altre sirene già citate altrove. Ma ha una sua freschezza, nel modo ad esempio in cui beve, che la rende molto più viva, meno sinistra e ieratica di una Lorelei. Forse, perchè questa è mediterranea e l’altra nordica.

    La bestia innocente, non perchè priva di intelletto, ma perchè priva di vera libertà?

    Non so fino a che punto l’essere umano sia capace di corporeità “sapiente”. Certo, è un’acquisizione difficile, che se riesce, riesce a pochi. Abitare il proprio corpo da padroni, lietamente, sentirne la potenza vitale, non ci fa paura?
    E di che abbiamo paura?

    • taniapallabazzer permalink*
      3 febbraio 2010 00:57

      E’ vero, non ha niente di sinistro, casomai di alieno, ma non inquietante.
      Io trovo che quella compresenza – o sintesi, come la chiama lui – di genuinità, libertà e innocenza con un intelletto vivo ed evoluto sia impossibile da realizzare in un essere umano. Noi tendiamo sempre ad astrarre, costruire sopra, spiegare; diciamo, usando un’espressione consumatissima, che quell’innocenza l’abbiamo persa. La sirena la conserva, invece: col vantaggio di non rischiare di ritrovarsi ad essere un organismo elementare, stupidamente sempre uguale a se stesso, noioso, come tutte le creature che potrebbero aver abitato un ipotetico paradiso perduto.

  2. arte64 permalink
    3 febbraio 2010 13:06

    Sì.
    Ma la sirena, è capace di vero amore? Soffre mai, la sirena?

    • taniapallabazzer permalink*
      3 febbraio 2010 22:38

      Buone domande … nel racconto la sirena ama – ma poi se ne va (pur essendo immortale, cioé, si concede per un tempo determinato). E direi che non soffre, certo, quello no.

      …Son contenta che ti sia piaciuto questo estratto di Tomasi! In effetti mi hai dato tu lo spunto per ritrovarlo.

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