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Una serata diversa

29 aprile 2010

Sera limpida di fine aprile. Roma, Foro Italico, Internazionali di Tennis. Scarseggiano spettacoli di danza degni di nota, la programmazione delle stagioni musicali è prevedibile e tediosa e allora sono qui, in uno stadio illuminato intorno a un campo di terra rossa. Vedrò palline gialle danzare e mi basterà, sì, mi basterà. E’ che si tratta di un torneo serio, si affrontano oggi Rafael Nadal, spagnolo dall’aria gentile numero tre al mondo, e un atletico rumeno, Victor Hanescu. Victor tira delle pezze a duecento chilometri all’ora, costringendo l’astuto Nadal a fondo campo quando è di servizio. Vamos Rafa, incitano qua e là i sostenitori spagnoli sventolando bandiere rosse e gialle, e Rafael il mancino allora mostra tutta la sua tecnica sottile, con alcuni servizi di taglio, diverse palle in controtempo che l’avversario non riesce a raggiungere e qualche palla accorciata, abilmente rallentata sull’orlo della rete.

Non c’è storia per il rumeno. Rafael lo vince in due set, quanto gli basta.

Il gioco a questo livello è avvincente anche per una spettatrice inesperta come la sottoscritta. Le palline viaggiano a incredibili velocità, ma gli scambi più affascinanti sono quelli vicini alla rete, perché lì le traiettorie diventano all’improvviso più curve e la dinamica più morbida, un po’ come se la pallina non fosse più lanciata, ma passeggiasse per conto suo.

Ogni giocatore stabilisce con le palline un rapporto che ha qualcosa di buffo. Gliene forniscono tre o quattro prima di ogni servizio. Rafael le osserva assorto, con la testa un po’ piegata all’ingiù, come un Michelangelo che deve scegliere il marmo per la scultura che ha in mente – ma la sua caricatura stupida, però. Delle quattro ne scarta una o due, e lo fa con una specie di noncuranza, come a dire: questa mi fa schifo. Allora la lascia cadere e quella rimbalza mollemente all’indietro. Il raccattapalle gliela ridà insieme alle altre per il servizio successivo – ovviamente le palline sono sempre le stesse! – ma chissà quale scarterà questa volta!

Una nota modaiola. I due giocatori sono davvero sciatti nell’abbigliamento, indossano pantaloni troppo larghi e lunghi quasi al ginocchio; Rafael predilige i quadretti azzurri e porta una fascia gialla intorno alla testa – ma il giallo è uno dei suoi colori – , Victor è di un bianco anonimo e inelegante. Alcuni spettatori sono vestiti come loro, hanno un cappellino e uno zaino oltre alle scarpe e all’abbigliamento da tennisti, forse hanno appena terminato una partita anche loro, chissà, sono spettatori dinamici ma attenti, rispettosi delle regole e dei rituali di questo colorato duello, abituati al singolare silenzio che avvolge l’affannarsi intenso e corto dei giocatori.

 

Quel silenzio e l’aria tersa della sera.

Quel silenzio e la luna piena che sorge alle spalle dello stadio.

 

Silenzio, aria tersa, luna. Andiamo a casa.

 

 

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2 commenti leave one →
  1. arte64 permalink
    30 aprile 2010 12:15

    Mi pare di capire che almeno non urlavano quando colpivano la pallina. È un’abitudine, questa, orrenda. Diffusa specialmente tra le tenniste. Urla disumane. Una barbarità.
    Sono finiti i tempi di Fred Perry, i pantaloni bianchi lunghi e il gonnellino a pieghe per le donne.
    Non c’è più stile.

    😉

    • taniapallabazzer permalink*
      30 aprile 2010 19:33

      Veramente Rafael lanciava ogni tanto una specie di rantolo, che risuonava nel silenzio. L’altro mostrava invece un certo self-control. Lo dico anch’io che non c’è più stile, questo è uno sport in cui l’eleganza conta, che tempi…!!!

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