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Balli in bianco

28 giugno 2010

Otto serate di repliche per lo spettacolo di fine anno dell’Accademia Nazionale di Danza non sono come si suol dire una passeggiata, ma anzi uno tra i primi impegni professionistici per i giovani allievi dell’AND oltre che un saggio delle loro capacità. Le leve son sempre nuove e si misurano sui grandi classici – com’è naturale che sia: quest’anno la scelta è caduta su Lo schiaccianoci, con il Valzer dei fiocchi di neve e il Valzer dei fiori in apertura e poi la sequenza di danze di carattere affidate a giovani solisti.

Prova articolata e fisicamente impegnativa per molti di loro, e interessante per il pubblico, è stata anche il Ballo Sport, lavoro coreografico a più mani su musiche di Francesco Lanzillotta ispirato all’omonimo balletto ottocentesco di Manzotti su musiche di Marenco, dove non solo  si è avuto un saggio delle capacità degli allievi, in particolare di alcuni solisti, ma anche un confronto tra coreografi di marca differente, che ha messo a confronto talenti, concezioni estetiche e idee di diversissima estrazione.

Ballo Sport, coreografato nientemeno che da Wayne Mc Gregor e Ismael Ivo, l’anno scorso fu presentato durante la serata inaugurale dei mondiali di nuoto. Quest’anno ha visto l’assenza  di Mc Gregor e la scelta di affidare a differenti coreografi i  quadri previsti, dedicati ognuno alla celebrazione di uno sport, oltre che dei valori ad esso correlati, come giovinezza, forza, competizione. Ho apprezzato moltissimo il Nuoto, che anche nella versione di Mc Gregor era affidata all’improvvisazione dei danzatori, benissimo coordinati da Corinna Anastasio; ho trovato splendida, sintetica, allucinata e insieme poetica l’Atletica di Michele Pogliani; mi è piaciuta le Arti del combattimento di Adriana Borriello, ben composta e chiara. Altre coreografie non brillavano per capacità di sintesi, pur essendo imbevute di bellissime idee, come il Pattinaggio di Roberto Zappalà (affidato a tre solisti) e la lunghissima Apoteosi dello Sport di Ismael Ivo; ho trovato invece l’Equitazione di Ivo troppo compiaciuta nella sua esaltazione della forza fisica accostata alla “bestialità”. Le coreografie di Scherma e Arrampicata rispettivamente di Pasculli e Lucenti non erano a mio avviso al livello artistico delle sopracitate. 

In genere adoro gli spazi “metafisici” o, se vogliamo, semplicemente vuoti, come quelli delle scene di Ballo Sport, e questo spettacolo mi ha affascinato per l’uso del bianco nei costumi dei danzatori; un bianco candido che rivestiva anche palco e scene (ravvivate però con proiezioni video). … Ma non posso negare che questa esaltazione della giovinezza e della forza, pur se astratta e in un certo senso alleggerita, aveva qualcosa di … littorio, che emergeva inevitabilmente nonostante lo sforzo dei coreografi volto naturalmente a tutt’altro, a concentrare l’attenzione sul movimento, sulla drammatizzazione del rapporto tra vincitori e vinti nelle sue implicazioni umane e psicologiche,  sullo sconfinamento verso la bestialità nel rapporto tra uomo e cavallo, sulla bellezza estetica dei corpi che interagiscono e si mettono alla prova nello spazio…

 

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6 commenti leave one →
  1. monicavannucchi permalink
    4 luglio 2010 22:44

    Ma perchè non si poteva riproporre la versione di Mc Gregor visto che era già stata coreografata? non c’era qualcuno che ne potesse curare il riallestimento? O non ho capito bene io, oppure questo spettacolo è stato completamente ricommissionato a coreografi diversi in una versione che quindi non è quella dei mondiali del nuoto? Scusa la curiosità ma è proprio perchè vedendolo mi sono chiesta quale fosse l’idea di partenza… poi non abbiamo avuto modo di parlarne a voce ma mi piacerebbe farlo. Così chiacchieriamo anche dell’altra serata “bianca” , quella spoletina, se ti va :)), ma soprattutto mi dici di Neumeier che non sono riuscita a vedere purtroppo, sob! Anzi aspetto una tua recensione con ansia! Ti abbraccio e ti ringrazio ancora, mi ha commosso vederti tra il pubblico di Romeo e Giulietta. Ciao a prestissimo

    • taniapallabazzer permalink*
      5 luglio 2010 10:08

      A quanto ne so…è stato Mc Gregor a ritirare la sua partecipazione e a vietare il riallestimento della sua coreografia, che poi prevedeva come sempre parti d’improvvisazione; a quanto ne so, Mc Gregor ha preso questa posizione quando ha saputo che i danzatori di quest’anno non sarebbero stati gli stessi, nemmeno i solisti (perché l’anno scorso i ruoli principali erano di danzatori della fu…Compagnia), ma credo ci siano state anche motivazioni economiche. Quindi la parte iniziale, che era di Mc Gregor, è stata rifatta credo “ad imitazione” dell’originale, e la parte finale di Ivo è più o meno la stessa dell’anno scorso; tutto il resto è nuovo.
      Ti chiamo presto, baci

  2. Gennaro Fusco permalink
    5 luglio 2010 10:52

    Gentile Tania,
    mi permetto di scriverle dopo aver letto il suo commento sul ballo Sport. Non ho alcuna competenza musicale e di danza per confutare il suo giudizio, né del resto ho visto la rappresentazione in modo da esprimere un parere. Mi permetto di intervenire solo in quanto ricercatore storico sulla figura di Romualdo Marenco, musicista mio concittadino su cui sto lavorando da anni, e modestissimo collaboratore di Giannandrea Poesio quando strutturava le giornate di ricerca sul compositore nell’ambito del Festival Marenco di qualche anno fa.
    Mi ha colpito il suo riferimento: “Ma non posso negare che questa esaltazione della giovinezza e della forza, pur se astratta e in un certo senso alleggerita, aveva qualcosa di… littorio”. Immagino che la “spartanità” dell’allestimento fosse figlia anche delle risorse a disposizione (come del resto per “Amor” a Novi Ligure e Roma in precedenza), ma mi preme sottolineare che la concezione dello sport come pratica fisica e di accrescimento umano fosse antecedente a quanto predicava il Littorio. Prenda per esempio il bel volume di Stefano Pivato, “La bicicletta e il sol dell’avvenire” (Ponte alla grazie, Firenze 1992): vi troverà spunti interessanti.
    Marenco era interprete della nascente borghesia commerciale quale classe dirigente della nazione, ne immettava i valori in musica (sebbene da ballo, ma proprio per questa diffusa e popolare nel senso ampio), la esaltava nella sua modernità. Era il proseguimento, su altri piani, della proposta dell’Excelsior. Il valore della “fisicità”, quindi, è antecedente al fascismo che lo utilizzò comunque soprattutto in funzione maschilista (ma anche i manifesti socialisti di fine Ottocento, con i muscolosi fabbri che forgiavano illuminati dal sol dell’avvenire, non scherzavano…).
    Mi scusi l’intromissione, che poco ha a che fare con il giudizio artistico sul ballo dell’Accademia.
    Un cordiale saluto

    Gennaro Fusco
    Novi Ligure

    • taniapallabazzer permalink*
      5 luglio 2010 22:12

      Gentile Gennaro,

      la ringrazio per il suo commento interessante e puntuale. Mi sembra una precisazione storica necessaria la sua, benché l’allestimento di Ballo Sport del 2010 dell’Accademia Nazionale di Danza abbia alla fine ben poco in comune con quello originale (a differenza di quanto accaduto con Excelsior). Poiché infatti è avvenuta una totale rielaborazione – anzi, reinvenzione – delle coreografie e delle musiche, ritengo che anche il messaggio – o i messaggi – culturali o morali che si decidono di trasmettere debbano e possano anch’essi essere rielaborati, alla luce degli avvenimenti storici degli ultimi cent’anni. Come giustamente lei ci ricorda, il fascismo ha sfruttato la “fisicità” come valore di propaganda, ma diversi decenni dopo il lavoro di Manzotti e Marenco: in due epoche storiche ben lontane. Ai nostri occhi di spettatori contemporanei, tuttavia, questa esaltazione di forza, abilità e competizione, l’uso dei “grandi numeri” (la quantità di danzatori sulla scena), e anche una certa estetica della scenografia e dei costumi ricordano inevitabilmente, istintivamente potrei dire, qualcosa che rimanda agli spettacoli propagandistici di marca fascista, anche se le intenzioni dei coreografi erano lontanissime da questo. E’ comunque un’impressione piuttosto generica la mia, suscitata dallo spettacolo nel suo insieme, non dalle sue parti prese singolarmente.

      Se lei conosce qualche link di approfondimento su Marenco e i suoi lavori, me lo segnali per favore; molto volentieri lo metterò a mia volta a disposizione dei miei lettori.

      Grazie ancora per la sua attenzione! E i saluti più cordiali.

  3. monicavannucchi permalink
    6 luglio 2010 12:14

    Ecco, naturalmente, c’era un motivo; cambiare gli interpreti però, anche se solisti, non giustificherebbe da solo il fatto di non concedere il riallestimento; forse il problema del pagamento dei diritti ha pesato di più. comunque nel riproporre si poteva forse affidare a un altro coreografo o due al massimo, perchè tutti quei nomi così diversi tra loro come poetiche e anche esperienza, non hanno contribuito al risultato. L’impressione è che si siano omologati sul piano puramente formale, che so, l’uso dei grandi numeri, le musiche ( che dire delle musiche? che preferisco Marenco?) naturalmente i costumi, ma poi così nessuno è veramente riuscito a esprimere se stesso, tranne forse Pogliani, che mi è sembrato capace di portare gli interpreti fino a un punto critico interessante; e Ivo, che però è l’unico che c’era fin dall’inizio. Insomma, un pasticcio, che i ragazzi dell’accademia non hanno potuto sbrogliare da soli. Rimane sempre un po’ di amarezza… ancora di più pensando alla bellezza del sito del teatro all’aperto all’aventino, proprio magico. bacioni.

    • taniapallabazzer permalink*
      6 luglio 2010 20:29

      Sì, sono d’accordo con te su tutto, e nella mia recensione avevo “sorvolato” sulla questione musiche (che sono di Francesco Lanzillotta), del tutto asettiche secondo me, prive di contenuto, poco più di una traccia.
      …il teatro all’aperto d’estate è un luogo magico, sì, come dici tu.

      A presto

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