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Brahms

4 ottobre 2010

Dal nord della Germania un compositore severo, asceta della musica, dedito alla produzione di musica strumentale e alieno dal teatro; per la profondità, il rigore e la bellezza di molte sue pagine, da me amatissimo. Non me ne vorrà, Johannes Brahms, se qui parlerò di come ho sfruttato alcune sue composizioni pianistiche per la costruzione di una lezione di danza esemplare (dimostrativa, o d’esame finale). La lezione fu preparata diversi anni fa per un corso “medio-avanzato” di danza classica in una scuola privata professionale.

 

Ecco le musiche della sbarra:

Entrata e breve pre-sbarra           Aria (Variationen und Fuge op. 24)

Pliés                                                        Ballata op. 10 n. 4, prima parte

Primo tendu                                        Variation XII (Variationen und Fuge op. 24)

Secondo tendu                                   Variation III (Variationen und Fuge op. 24)

Jetés                                                       Variation I (Variationen und Fuge op. 24)

Ronds de jambe                                  Intermezzo op. 118 n. 2

                                                                  (rond: prima parte, con cadenza finale alla tonica; adagio: parte

                                                                   centrale ad arpeggi nella sinistra e melodia alla destra)

Fondus                                                    Variation XIX (Variationen und Fuge op. 24)

                                                                   [non troppo veloce]

Frappés                                                  Variation XIV (Variationen und Fuge op. 24)

Grands battements                            Variation XXV (Variationen und Fuge op. 24)

 

Per quanto riguarda le musiche per il centro la sequenza dei passi prevedeva un’alternanza tra musiche di Schumann e Brahms. Per l’originalità della scelta, e la speciale epica bellezza della musica, preferisco citare solo:

Grandi Giri al centro                             Ballade op. 118 n. 3

                                                                      (il primo tema, utilizzato integralmente, nella sua irregolarità

                                                                        metrica di 5 + 5 misure)

Dove ho riportato degli esempi d’ascolto, resta inteso che si tratta di grandi interpretazioni i cui tempi d’esecuzione non sono quelli che adotterei in una versione pensata per una lezione di danza.

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8 commenti leave one →
  1. 14 ottobre 2010 07:48

    Amo Brahms. Però non conoscevo Gilels, che è veramente una scoperta. Ha illuminato il mio caffè mattutino in una giornata grigia e piovosa di autunno norvegese, e non è poco.

    • taniapallabazzer permalink*
      14 ottobre 2010 18:43

      Gilels è stato un grandissimo per Beethoven e Brahms. E sono contenta che abbia avuto questo effetto su di te.
      Invece in generale Brahms ha un linguaggio troppo intimistico o “serioso” per sostenere i passi di danza, almeno per come in genere viene percepita la musica da parte di chi deve danzare. Proprio per questo, scegliere questo repertorio per i ballerini era stata per me un’occasione da non perdere e anche una sfida.

  2. arte64 permalink
    15 ottobre 2010 07:25

    Infatti appena ho letto ti confesso che ho pensato che era un’impresa disperata… mi sarebbe piaciuto vederli danzare.

    • taniapallabazzer permalink*
      16 ottobre 2010 18:39

      Certo, le musiche in questi casi vengono un po’ elaborate, “forzate”, per renderle effettivamente adatte al movimento che devono accompagnare.

  3. monicavannucchi permalink
    18 ottobre 2010 18:03

    …e cosa useresti per dei debuttanti adulti (ventanni circa) che devono capire il senso del movimento ( stavo per scrivere “carpire”!)? cosa potrebbe facilitare il compito, sostenerli senza gettarli nel panico? ovvio che sarebbero i miei allievi and! monica

    • taniapallabazzer permalink*
      18 ottobre 2010 22:26

      Bé, ovvio, le mie musiche….!!! Scherzo… Comunque: dipende da un mucchio di cose che dovrei anzitutto vedere. Così, di primo acchito, senza pensarci troppo, mi vengono in mente un po’ di francesi: l’inflazionatissimo Satie, ma anche Poulenc (alcune chansons “poco impegnative”), Chabrier e perché non il più “classico” Gounod del Faust?

  4. monicavannucchi permalink
    20 ottobre 2010 21:17

    Sai cosa penso? che devono essere proprio fortunatuti i Maestri che lavorano con te! Ti preoccupi persino di creare un’armonia di insieme dei brani, con lezioni che girano intorno a uno o due musicisti; cose mai viste, e soprattutto mai udite! Gounod del Faust dicevi? e le chansons di Poulenc? mi do alla caccia, anche se è ovvio che se ci fossi tu ad eseguirle…

    • taniapallabazzer permalink*
      20 ottobre 2010 22:10

      Mi viene in mente che pensavo specialmente alle danze dalle opere: dal Faust, ma anche da Les Nubiennes e da Les Troyennes, ad esempio. La trascrizione pianistica può essere importante soprattutto per le chansons, perché penso che nell’ambito di lezioni ed esercitazioni la voce possa costituire uno strumento…non efficace (destabilizzante in qualche modo, anche se non sempre), e sia preferibile l’esecuzione solo strumentale.
      …Un giorno…

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