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Una canzone

16 giugno 2014

Cità del capo, quartiere-ghetto

(…)  Il ballo venne interrotto da un improvviso stridio lamentoso nel  momento in cui qualcuno sollevò la puntina del grammofono a metà del disco, e sembrò che un uomo stesse per parlare. Si scoprì però che si trattava di una canzone e non di un discorso, infatti Martin Mathlongo, il basso Shabalala, due donne meticce e un’enorme africana con scarpe verdi dalla suola di sughero si raggrupparono con le braccia sulle spalle l’uno dell’altro e, quando nella stanza si fece silenzio, cantarono. Fu un canto di straordinaria bellezza, le voci degli uomini profonde e tenere, quelle delle donne alte e appassionate. Cantarono in una lingua bantu, e quando ebbero finito la ragazza chiese (…) di che cosa parlasse la canzone. Lui rispose con la semplicità di un contadino, come se non avesse mai ballato con lei scambiando battute sofisticate: “Parla di un ragazzo che passa e vede una ragazza al lavoro nel campo del padre”. (…)

Nadine Gordimer, Un odore di morte e di fiori da Racconti di una vita, Feltrinelli, 2014

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2 commenti leave one →
  1. 18 giugno 2014 15:44

    Buono. Grazie. Leggo. Medito. Buon pomeriggio.

    • pioggiadinote permalink*
      18 giugno 2014 22:11

      Questo passo è tratto da una bellissima raccolta di racconti! da leggere tutti!

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