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Vaganova dal vivo – I

23 gennaio 2014

Metodo Vaganova

Ho avuto l’occasione di accompagnare alcune lezioni di Classico secondo il metodo Vaganova nella sua accezione più pura. Il Maestro, di origini italiane, è infatti docente nella prestigiosa storica accademia di S. Pietroburgo, dove si applica il metodo Vaganova rigorosamente, per definizione. Come potrete immaginare, le selezioni sono severissime e gli ammessi sono ballerini dotatissimi, tutti futuri professionisti. Il metodo Vaganova su di loro funziona perfettamente, come un osservatore anche inesperto può notare visionando gli esami di fine corso che sono stati filmati e poi pubblicati sul web [un esempio potete trovarlo qui]. Nelle lezioni di quei video, non può non colpire la sincronia del movimento sulla musica: come se ci fosse un unico modo di eseguire un movimento, inteso come uno spostamento di una parte del corpo da un luogo all’altro dello spazio; come se esistessero un’unica via percorribile e un’unica velocità possibile. E quell’unica via è tracciata nell’aria dalla musica. Non riesco ad immaginarmi un esercizio della Vaganova nel silenzio! La musica è indispensabile: ho avvertito questa sensazione come osservatore e ne ho avuta la prova come pianista accompagnatore, con un’evidenza che ha superato tutte le mie esperienze in merito.

Ho sperimentato infatti che non è necessaria, in una lezione ideale, alcuna vera e propria oscillazione di tempo (rallentando, accelerando, corona) all’interno dei passi-esercizi: talvolta soltanto dei lievi ritenuto in corrispondenza di certi accenti, quasi più per dare alla posa raggiunta il tempo di  manifestarsi (farsi ammirare) che per consentire al corpo di arrivarci correttamente (perchè il corpo dei danzatori, di quei danzatori, può arrivarci correttamente); meno che mai vengono richieste delle accelerazioni per aiutare la tenuta di una posa, o per “accompagnare” una promenade… Perchè la musica, nelle sue brevi frasi di otto tempi/battute contiene tutto l’esercizio perfettamente. Né sono necessari orpelli ornamentali, cascate di note, scale o arpeggi, per riempire, suggellare, sottolineare: serve una musica scarna, lineare, dal fraseggio curato in modo naturale, che trova su alcuni singoli accenti dei momenti di culmine intimamente legati al movimento. Mi è capitato, per la prima volta in assoluto,  di non esser certa, alla fine della dimostrazione, su quali tempi esattamente dovessi accompagnare con più vigore e accento, ma di capirlo senza alcuna esitazione al momento dell’esecuzione: non c’era altra musica possibile! Devo però sottilineare che ero profondamente concentrata, specialmente nel momento della spiegazione; e che quando suonavo cercavo di essere una cosa sola con loro, con i danzatori, in modo tale che l’emotività non potesse troppo offuscare  la mia coscienza della musica necessaria.

…Continua nel prossimo articolo

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