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Sulla Vaganova, ancora

7 febbraio 2014

A. Canova, Danzatrice con le mani sui fianchi

Nello sforzo di ricavare da quest’esperienza più linfa possibile per il futuro, raccolgo qui alcune ulteriori considerazioni sparse.

Rileggo la mia esperienza di pianista per le lezioni di Zarko con occhi nuovi. C’erano gli andamenti lenti negli esercizi alla sbarra, ma con un utilizzo smodato dei ritenuti e dei cambiamenti di tempo all’interno dell’esercizio. C’era lo studio dell’affondo nei salti al centro, ma non ho mai percepito una morbidezza – subito tangibile – come quella che traspare nelle lezioni di F., secondo il metodo Vaganova più puro, come mai? Per i salti al centro, Z. chiedeva ai pianisti musiche brillanti e leggere come i valzer di Strauss ma poi, quando li accennava, li cantava con impeto rabbioso; in tal modo trasmetteva una tensione che invadeva la mia musica e le gambe dei ballerini, e tutto diventava duro e teso. Non ho mai capito il senso delle scelte dinamiche e delle richieste musicali di Z.: dove cioè avrebbero dovuto portare.

Invece con F. il cerchio si chiudeva. Ho capito un mucchio di cose: per esempio, come prestare attenzione ai finali, e soprattutto perchè. Come mai il finale è così importante? Perchè è l’ultima immagine per il pubblico, lo splendore che resta nella mente: tutto tende verso quel punto, alla posa perfetta, al risultato della fatica. E’ una vetta estetica. Ogni movimento di ciascun passo è soggetto ad una legge, ed ogni legge mira ad un unico obiettivo: manifestare la bellezza assoluta. La potenza o la grazia non sono obiettivi della danza, secondo Vaganova; sono solo degli onesti mezzi, e la distinzione tra bellezza maschile o femminile non è sempre marcata. Uno degli aspetti da curare di più è proprio la sincronia, grazie alla simbiosi della musica con i danzatori e grazie alla loro profonda consapevolezza di sè, alla loro presenza di spirito, diremmo. Almeno, questo è quanto ho capito io, che non ho nemmeno ancora letto Le basi della danza classica di A.Vaganova né alcun altro saggio correlato e sono quindi foriera soltanto di conoscenza empirica. Magari prima o poi lo leggo e poi vi dico se avevo capito giusto.

La bellezza delle pose e del movimento emergeva, secondo me, anche da corpi non proprio adatti a quel tipo di lavoro, perciò deve trattarsi di un metodo che prevede di ottenere risultati anche “parziali”, adiuvato da un insegnante che lavora con fede incrollabile perchè sa dove si può arrivare (ben sapendo che i suoi soggetti non arriveranno al massimo).

  • Segnalo alcuni articoli tratti dal web, intorno al metodo Vaganova, che mi hanno fatto riflettere:

http://controrilievi.blogspot.it/2012/02/il-fascino-della-perfezione-la-danza.html

http://www.danzadance.com/vaganova/

  • E questo Festival, che pubblicizzo volentieri:

http://www.danceopen.com/en/2014/danceopen2014

§

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2 commenti leave one →
  1. 9 febbraio 2014 09:12

    Grazie, Tania. Il pubblico – della danza, del teatro, del cinema eccetera – dovrebbe conoscere il lavoro e il pensiero di tutti i coautori dell’opera (di danza, di teatro, di cinema eccetera). Oggi, però, il campo è dominato dal regista e dal divo. Questo è un male. Anni fa ho cercato di fondare una forma di distribuzione indipendente del cinema d’autore, con Ferreri, Benvenuti, Aprà eccetera. E ho proposto che a presentare e a discutere i film non fossero sempre i registi, ma di volta in volta i vari coautori dell’opera: gli sceneggiatori, gli scenografi, i montatori, i caratteristi, gli operatori di cinepresa, i direttori della fotografia eccetera. Stupore generale. Non se ne fece niente.

    • pioggiadinote permalink*
      9 febbraio 2014 14:47

      Caro Pasquale, peccato che a quello stupore non sia seguito niente, perchè sarebbe stato davvero interessante. Come si può pensare di divulgare qualunque forma d’arte secondo un’unica prospettiva? Spero invece che ti capiterà in futuro di trovare reale supporto a iniziative di questo genere!

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