Il presepe
…Io, io!!!, i bambini si affollano intorno alla maestra che ha appena offerto loro in dono il presepe realizzato artigianalmente dalla classe nei giorni antecedenti il Natale, ormai trascorso. Chi lo vuole? Me ne sto in disparte pensando che lo avrei voluto anch’io, è come un piccolo villaggio in miniatura, ma non posso volerlo. Perciò taccio. Con slancio, come colta da un’illuminazione, la maestra si risolve, Ecco, allora lo diamo a T. che è stata in disparte e non ha chiesto niente! Un tuffo al cuore, ma di paura! Che ne sai, tu. Io non posso tornare a casa con un presepe, ma non ho il coraggio di dirlo. In più, gli altri bambini protestano vivacemente. La fortunata! La prediletta! Lei non lo voleva, perciò non lo ha chiesto!
Con il cuore gonfio di angoscia, alla fine delle lezioni, mi avvio sul viale alberato con la mia cartella sulle spalle e il villaggetto con le pecore tra le due mani. Intorno a me le mie amiche saltellano, ma se non siete neanche cattolici! Che te ne fai! Io settenne come loro penso, guarda io saprei benissimo cosa farne, al limite un bellissimo gioco, ma devo fare la parte di quella che si è meritata questo dono grazie alla propria modestia perciò non posso dartelo, anzi tappati la bocca che è meglio, i miei problemi sono solo all’inizio. Ma taccio.
Così rientro e subito colgo lo sguardo scandalizzato dei miei genitori alla vista dell’oggetto, non potevi dire che noi non ci crediamo, e io rossa in viso tento di spiegare, non lo volevo ma la maestra me l’ha dato perché ero l’unica a non volerlo, e penso, a parte che lo vorrei, ma non lo posso dire.
Le settimane trascorrono e quel bellissimo villaggetto resta in camera confuso tra i giocattoli, sulla scrivania o altrove, lo osservo di soppiatto e vorrei tanto farne un gioco o studiarlo, ma ostento indifferenza assoluta. In quell’indifferenza il presepe sopravvive finchè, abbandonato su un calorifero e ormai coperto di polvere, verso primavera, non prende la strada della pattumiera. Ma senti, lo butto via questo, tanto non ve ne fate niente, va bene, ma ero tristissima e non vedevo l’ora di compiere diciott’anni.
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Mezzogiorno d’inverno
Mezzogiorno d’inverno
In quel momento ch’ero già felice
(Dio mi perdoni la parola grande
e tremenda) chi quasi al pianto spinse
mia breve gioia? Voi direte: “Certa
bella creatura che di là passava,
e ti sorrise”. Un palloncino invece,
un turchino vagante palloncino
nell’azzurro dell’aria, ed il nativo
cielo non mai come nel chiaro e freddo
mezzogiorno d’inverno risplendente.
Cielo con qualche nuvoletta bianca,
e i vetri delle case al sol fiammanti,
e il fumo tenue d’uno due camini,
e su tutte le cose, le divine
cose, quel globo dalla mano incauta
d’un fanciullo sfuggito (egli piangeva
certo in mezzo alla folla il suo dolore,
il suo grande dolore) tra il Palazzo
della Borsa e il Caffé dove seduto
oltre i vetri ammiravo io con lucenti
occhi or salire or scendere il suo bene.
Umberto Saba, Canzoniere
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Spontaneamente, senza rifletterci più di tanto, ho sentito la necessità di associarmi a questo canto ingenuo e lucente.
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Strumenti…da abitare
Come tutti sappiamo, in oriente è assai diffusa, studiata ed amata la musica classica occidentale. Quanti tra gli strumentisti d’orchestre europee provengono da Cina, Giappone, Corea? E quanti musicisti, specialmente cantanti lirici, vengono in Europa a perfezionarsi? Tra i cantanti, moltissimi scelgono di completare gli studi in Italia: i conservatori sono popolati, in percentuale, da molti più allievi orientali che nostrani!
In oriente, la passione per questo genere di musica si manifesta anche in forme che, ai miei occhi e forse anche ai vostri, rasentano il kitsch… o lo superano, come avviene per le architetture di grandi dimensioni ispirate agli strumenti musicali, realizzate nell’intento di celebrarli in modo fastoso, ma ottenendo il risultato di esprimere, se non manie di grandezza un po’ assolutistiche, quantomeno dei gusti piuttosto bizzarri. Questa struttura costruita nella provincia di An Hui (Cina), adibita a centro di esposizioni locali, ne è un tipico esempio, che si aggiunge a quello pubblicato tempo fa (lo trovate qui).
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Lezione di danza contemporanea – II
Proseguo la pubblicazione dell’esame finale di danza contemporanea svolto dal VI – VIII corso ad indirizzo classico nel quale, come vi raccontavo nell’ultimo post, ha trovato un soddisfacente compimento la collaborazione tra me e Laura Martorana.
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Questa seconda parte è dedicata agli esercizi in diagonale. Mentre ho affidato al pianoforte le dinamiche tendenzialmente “legate” degli esercizi della prima parte, per quelli in diagonale ho privilegiato le percussioni, in special modo per i salti. Nell’unica sequenza vera e propria per complessità e variazioni interne della dinamica (i Triplets), oltre che nel finale, ho invece preferito il pianoforte.
– Cloches 3/4 – improvvisazione alle percussioni
– Triplets 3/4 – pianoforte. Improvvisazione sul mio tema Passacaglia I ©, composto nel 2007 e già sfruttato in alcune occasioni.
– Preparazione ai salti 2/4 – improvvisazione alle percussioni
– Temps levés 3/4 – improvvisazione alle percussioni
– Release finale, tempo binario – pianoforte. Improvvisazione sul mio brano Sun rays ©, nato in occasione di Lively emotions, partitura in tre sezioni costruita su diversi temi originali.
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Ah… le conclusioni, di natura meno artistica e, se vogliamo, più grevi. Il mio contratto come Percussionista accompagnatore è scaduto e non sarà rinnovato. Continuerò ad ottenere incarichi di Pianista, certo – ma i contratti disponibili per questo incarico, per motivi diciamo burocratici abbastanza assurdi, sono più svantaggiosi. Pare che io sia ritenuta più utile alla mia istituzione come pianista per il classico, e questo dovrebbe onorarmi in verità, poiché da quelle parti l’indirizzo moderno è considerato di serie B…
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Lezione di danza contemporanea – I
Un anno accedemico interessante, quello appena trascorso: l’incarico di Percussionista accompagnatore, svolto in una felice simbiosi con la mia figura più consueta di pianista; collaborazioni con docenti sia di tecnica classica che moderna con i quali non avevo mai lavorato prima, e con cui nella maggior parte dei casi si è instaurato un legame umano e artistico profondo, fruttuoso; l’occasione di realizzare progetti da tempo pensati.
Con il corso VI-VIII ad indirizzo classico abbiamo preparato l’esame finale: dalla lezione di tecnica classica, al repertorio classico, alla prova di contemporaneo. Lavorare con Laura Martorana è stata un’esperienza davvero arricchente per me: una coreografa con una vera e profonda predisposizione per la docenza, capace di descrizioni appassionate vivide ed esaustive allo stesso tempo, che ha consentito anche a me di assorbire, indirettamente, spiegazioni di concetti dei quali non conoscevo la genesi, anche avendo accompagnato stages e lezioni di tecniche moderne e contemporanee per professionisti. L’organizzazione didattica, che non dipendeva dalla docente né da me, non ha dato la possibilità al corso di maturare e sperimentare a fondo tutti gli insegnamenti. Ma abbiamo preparato una buona lezione finale, di cui propongo la visione e l’ascolto in due episodi.
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La prima parte è dedicata agli esercizi iniziali a terra e in piedi.
– Esercizio a terra. Improvvisazione pianistica libera da schemi metrici; le allieve a prima vista si muovono all’unisono, ma in verità è la musica che segue al momento la loro dinamica, mentre loro non hanno tempi di esecuzione prefissati (Boundless ©).
– Esercizio di bounces. Tema originale adattato alla dinamica e struttura dell’esercizio (Music for bounces I ©). 2/4
–Primo esercizio. Combinazione su un tempo accentato binario. Red rhytm © è infatti un brano pianistico in stile blues in 2/4, strutturato qui in modo opportuno.
–Secondo esercizio: testa. Melancholy circus © è un mio brano in 3/4 nato come un’improvvisazione e sviluppatosi poi come autonomo. Sono capace di immodestia e lo ritengo un bellissimo pezzo, eseguito con la giusta espressività dolcemente scanzonata (infatti è proposto integralmente).
– Terzo esercizio: piedi. Qui ho scelto le percussioni. Si adattano meglio, per chiarezza e trasparenza del prodotto sonoro, alla “meccanicità” del movimento di tendu, qui semplicissimo con cambi di peso e direzione (Improvisation I for drums).
– Pliés. Tipico esercizio di pliés dove ho riproposto The purple song ©, un mio tema a cui sono affezionata e apprezzato da moltissimi insegnanti (che talvolta ripropongo anche in lezioni di classico avanzate, per danzatori di contemporaneo).
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Vi rimando al prossimo post per le fondamentali conclusioni.
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Danza libera
(…) Danzare non è male, pensò. Non è niente male. Chiuse gli occhi, e sentendo sulla pelle la luce bianca della luna, da solo, cominciò a danzare. Inspirò profondamente, poi espirò. Poichè non gli veniva in mente una bella musica che si adattasse al suo stato d’animo, danzò in accordo col fruscio dell’erba e il fluttuare delle nuvole. A un tratto si rese conto che qualcuno lo stava guardando. (…) Ma di questo non gli importava nulla. Chiunque fosse, se voleva guardare, guardasse pure. Tutti i figli di Dio danzano!
Calpestava la terra, e roteava le braccia con eleganza. Ogni movimento chiamava il successivo, e si collegava a esso in modo autonomo. Il suo corpo tracciava uin diagramma dopo l’altro. E in quella danza vi erano forma, variazioni e improvvisazione. Dietro al ritmo c’era ritmo, e tra di essi vi era un altro ritmo invisibile. (…)
H. Murakami, Tutti i figli di Dio danzano
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Diamo i numeri…
Nell’ultima settimana, l’intensificarsi di ricerche che portano da google a questo blog attraverso diciture quali “cosa fa il pianista accompagnatore danza” o “nozioni di danza per pianisti accompagnatori” o “brani per accompagnare al pianoforte una lezione di danza” et similia mi fa pensare che la recentissima istituzione del Biennio in Discipline musicali per Maestro collaboratore per la danza abbia suscitato l’interesse – un poco acerbo – di molti pianisti,
forse appena diplomati, secondo il vecchio ordinamento o il nuovo. Il corso, promosso dal Conservatorio de L’Aquila in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza, partirà da questo anno accademico dopo anni di slittamenti, e devo dire che il piano degli studi è stato stilato in modo mirato e competente.
Va diffondendosi, tra le tante, una voce secondo la quale entro pochissimi anni, giusto il tempo di ottenere i primi laureati, questo Biennio verrà richiesto come titolo di accesso per i posti di Pianista accompagnatore per la danza nei Licei coreutici, istituiti nel numero di cinque in tutta Italia l’anno scorso, arrivati a quota undici quest’anno.
Per chi – come la sottoscritta ad esempio – possiede già tre (3) diplomi musicali più un (1) Biennio in Discipline musicali, oltre che un’esperienza di dodici (12) anni come maestro collaboratore per la danza, e un’età (41) non più tanto giovane, ciò significa l’obbligo di iscriversi anche a questo corso di laurea, per coltivare la speranza di una collaborazione stabile e non precaria. L’Accademia Nazionale di Danza, istituzione di studi superiori unica in Italia, vittima in parte di un sistema assurdo e antiquato come quello delle assunzioni ministeriali, non assume infatti pianisti da moltissimi anni. Alcuni di essi dipendono dall’Accademia come precari – con fortune alterne – da dieci, dodici, vent’anni (20) e non c’è alcun segnale secondo il quale musicisti specializzati e altamente qualificati come loro possano sperare in una stabilizzazione. Anzi! E’ possibile che, con il tempo, parte del percorso formativo finora portato avanti esclusivamente dall’AND sarà in qualche modo delegato ai Licei coreutici. Quindi l’AND avrà necessità di pianisti ancor meno di oggi, e invece giovani neolaureati potranno accedere ai posti nei Licei coreutici scavalcando tranquillamente chi svolge già da anni quel lavoro ad alto livello. A dir la verità, per qualche misteriosa ragione venata anche di autolesionismo, i reclutamenti di questi due anni per i Licei coreutici si sono rivelati scarsamente … produttivi, visto che gli assegnatari dei posti o non hanno alcuna esperienza (!) nel campo (pianisti accompagnatori per la danza) o ne hanno pochissima, superando grazie all’evidente inadeguatezza dei criteri adottati (già sensibilmente differenti da un anno all’altro) candidati molto più qualificati…
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Le parc
Ideato nel 1994, il balletto Le parc di Angelin Preljocaj è entrato stabilmente nel repertorio del Ballet de l’Opéra de Paris, così come altri successivi lavori del coreografo montenegrino. La struttura in tre atti e un epilogo è solo uno degli aspetti che testimoniano la cifra neoclassica attribuibile a questo lavoro: in effetti, il percorso narrativo esplora – con uno spirito che potremmo definire in certo modo “enciclopedico” – le “strategie galanti”, i codici del comportamento amoroso visti attraverso la lente letteraria del ‘600 e, naturalmente, del ‘700. Non a caso la scelta delle musiche si è concentrata su Mozart: brani d’intrattenimento come danze, divertimenti e serenate si succedono interrotti, per gli episodi di carattere più lirico, dai movimenti lenti di alcuni concerti per pianoforte e orchestra, nonché da brevi “creazioni sonore” di un autore del ‘900.
Il pas de deux che chiude il terzo atto, Abandon, costruito sul movimento centrale del concerto per pianoforte e orchestra KV 488 di Mozart, in origine pensato da Preljocaj per le étoiles Isabelle Guerin e Laurent Hilaire, è proposto qui nell’interpretazione mirabile, passionale, tecnicamente perfetta di Aurélie Dupont e Manuel Legris. La dinamica è misurata, lineare; il movimento morbido si esprime attraverso una gestualità sempre sul confine labilissimo tra narratività ed evocazione; il risultato è emozionante – direi anche per la stretta relazione con la partitura mozartiana, una delle rarissime pagine capaci, da oltre duecento anni, di tenere chiunque con il fiato – e il pensiero – sospeso .
L’idea di dedicare un post a questo pas de deux mi è stata suggerita da una scoperta che potremmo definire “banale”: una pubblicità televisiva trasmessa sugli schermi italiani negli ultimi tempi, che aveva colpito me e persone a me vicine prima ancora per la scelta musicale che per il breve passaggio coreografico, è infatti una citazione letterale proprio di questo balletto.
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Espressioni scultoree
… Cézanne (…) sapeva trasformare una tazza da té in un essere animato, o meglio sapeva riconoscere l’essere in quella tazza. Cézanne porta la “natura morta” a un’altezza in cui le cose esteriormente morte diventano interiormente vive. Le tratta come tratta l’uomo, perché ovunque sa vedere la vita interiore. Dà loro un’espressione cromatica, cioè una dimensione intimamente pittorica, e le chiude in una forma traducibile in forme astratte, spesso matematiche, che diffondono armonia. Non rappresenta un uomo, una mela, un albero, ma usa questo materiale per formare qualcosa di intimamente pittorico che si chiama immagine.
V. Kandinskij, Lo spirituale nell’arte
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Diversamente da giudizi espressi da Kandinskij su altri pittori o musicisti, giudizi che condivido solo in parte o con cui sono in totale disaccordo, sento davvero mie queste riflessioni su Cézanne. Mi piacerebbe riuscire ad associare all’immagine e a queste parole un ascolto – non necessariamente risalente allo stesso periodo storico; Kandinskij compie quest’operazione quasi incautamente, accostando, per esempio, Matisse a Debussy – . Mi viene in mente musica estremamente pura, ben costruita, d’istinto nessuna musica concepita dopo il ‘600. Qualcosa di questo genere:
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Su, venir!
Quest’anno, per motivi vari e contingenti, abbiam trascorso vacanze diciamo sedentarie (in realtà ben lontane dalla città), per non dire da vecchi svizzeri. Così, a differenza dell’anno scorso, non abbiamo percorso migliaia di chilometri attraversando posti nuovi, ma villeggiato in luoghi conosciutissimi e visitatissimi. Tra una sagra della polenta e una della salsiccia ho raccattato comunque qualche souvenir, ben poca cosa rispetto al grasso bottino dell’anno scorso, ma tant’è: è la qualità che conta! E quella si è confermata sui livelli precedenti.
Dunque ecco i ninnoli:
un morbido portachiavi a forma di cane peloso (bob-tail), che oggi dondola felice dal cruscotto della mia auto;
una marmellata di albicocche di non so quale cucina locale d’oltralpe;
alcune targhe metalliche (ancora??).
Per fortuna che amici e parenti sanno della mia passione per i prodotti artigianali, specialmente per quelli di tipo mangereccio: infatti hanno pensato loro a portarmi in dono da più parti barattoli di miele, olii, salsine varie incluse alcune piccantissime ed altre molto curiose, che una volta assaggiate vi farò sapere come sono!
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