Fuori e dentro
Fuori serpeggia come una speciale, emozionante, inconosciuta tensione. Con una vaga sensazione, non tanto di inadeguatezza, quanto più di impreparazione, che anima cure – un po’ maniacali – anche di dettagli. E quando, nel sondarmi (perchè non mi illudo di possedere alcuna chiave), ne cerco il motivo profondo, ecco che affiora: un senso di solitudine. Non c’è, infatti, una comunità a cui possa o voglia riferirmi, con la quale spartire scelte e responsabilità, e da cui trarre saperi. Perciò, meglio mettere insieme stralci di conoscenze in una sintesi propria; meglio difendersi in anticipo, anche graffiando.
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Ma, all’interno, tutto è morbido. La stessa protettività che fuori si manifesta con uno scudo alzato, dentro risulta dolcissima. Dentro non si pongono dubbi o questioni, o scelte. Dentro avviene il miracolo di un’esistenza che dà almeno quanto chiede; che ha il potere di conferire l’investitura di un ruolo; che di amore è fatta e solo fortissimo e puro amore suscita.
Piccolo peso appagante.
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Tu, dentro, tu che cerchi le mie carezze, e subito rispondi, tu sai di essere al sicuro.
Ho avvolto in nastri rosa le tue calzettine due a due. Ho fabbricato dei sacchettini di stoffa a quadretti bianchi e rosa, che ho decorato con una perlina d’argento.
Ho preparato un giaciglio profumato, bianco e lilla. E ho scritto il tuo bellissimo nome sopra un cartoncino bianco, che ho legato con un nastro di raso.
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L’essenza di ogni possibile bene.
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Elegia in crescendo
(…) Bé, non puoi ascoltarlo, Mahler, certe volte. Quando decide di darti uno scrollone, non lo ferma nessuno. Alla fine piangevamo tutti. (…)
(…) Ora eravamo paralizzati dall’infinita vulnerabilità dell’adagio di Mahler, da quella semplicità che non è artificio, che non è strategia, che si distende – si ha quasi l’impressione – col passo raccolto della vita e con tutta la riluttanza della vita a terminare… Ora eravamo paralizzati da quella squisita giustapposizione di grandezza e intimità che inizia nella calma, sonora, misurata intensità degli archi e poi si alza a ondate attraverso il massiccio falso finale che porta a quello vero, prolungato, monumentale… Ora eravamo paralizzati dal gonfiarsi, dall’ascendere, dal raggiungere l’acme e dallo spegnersi di un’orgia elegiaca che scorre e scorre e scorre con un ritmo deciso e immutabile, a tratti cedendoti il passo, a tratti tornando come una pena o una nostalgia che non vuole sparire… (…)
P. Roth, La macchia umana
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L’adagio di cui si parla qui è il Finale della Terza Sinfonia: Langsam. Ruhevoll. Empfunden (potete ascoltarlo qui). Non si tratta della mia pagina preferita del compositore boemo: ho scelto di citare questo stralcio per la bella descrizione di Roth, in verità accostabile al risultato sonoro di molte composizioni mahleriane, specialmente gli adagi.
Di Mahler, piuttosto, amo molto i lieder per voce e orchestra, tra tutti Das Lied von der Erde (del quale potete ascoltare qui Der Einsame im Herbst e Der Abschied di Bernstein/Ludwig/Kollo).
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Fireworks
Fuochi d’artificio! Si consumano vivaci in tutte le occasioni di festa, disegnando trame e ciuffi colorati nel cielo notturno; vividi e generosi catturano l’occhio, l’attenzione. Troppo vicini non si colgono -l’esplosione che li accompagna spaventa i bimbi, e i cani – ma da lontano, uno dietro l’altro come fiori, fiori impazziti, sbocciano nel cielo scuro.
Non sono un’invenzione del nostro tempo, da millenni esistono e coronano le glorie degli imperatori e dei re, così li ritraggono tele di grandi pittori e mirabili pagine di musica scritta.
Haendel scriveva Music for the royal Fireworks proprio per accompagnarne l’evoluzione, intrattenendo le orecchie di quello stesso pubblico privilegiato i cui occhi potevano osservare lo spettacolo visivo:
http://www.youtube.com/watch?v=SIhvelwCuUk
http://www.youtube.com/watch?v=6mgDDeJc9d8&feature=fvwrel
Poco più di un secolo dopo, Debussy ne rievocava l’impressione emotiva e fisica nell’ultimo dei Préludes per pianoforte – Feux d’artifice -, trasferendo quelle immagini nate all’aria aperta in una dimensione intima, da interno, e descrivendone al contempo l’effetto di sorpresa e la forsennata dinamica:
http://www.youtube.com/watch?v=Lw36edi7hNo
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A tutti i miei lettori auguro un anno di musica intensa e sensibile.
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Il presepe
…Io, io!!!, i bambini si affollano intorno alla maestra che ha appena offerto loro in dono il presepe realizzato artigianalmente dalla classe nei giorni antecedenti il Natale, ormai trascorso. Chi lo vuole? Me ne sto in disparte pensando che lo avrei voluto anch’io, è come un piccolo villaggio in miniatura, ma non posso volerlo. Perciò taccio. Con slancio, come colta da un’illuminazione, la maestra si risolve, Ecco, allora lo diamo a T. che è stata in disparte e non ha chiesto niente! Un tuffo al cuore, ma di paura! Che ne sai, tu. Io non posso tornare a casa con un presepe, ma non ho il coraggio di dirlo. In più, gli altri bambini protestano vivacemente. La fortunata! La prediletta! Lei non lo voleva, perciò non lo ha chiesto!
Con il cuore gonfio di angoscia, alla fine delle lezioni, mi avvio sul viale alberato con la mia cartella sulle spalle e il villaggetto con le pecore tra le due mani. Intorno a me le mie amiche saltellano, ma se non siete neanche cattolici! Che te ne fai! Io settenne come loro penso, guarda io saprei benissimo cosa farne, al limite un bellissimo gioco, ma devo fare la parte di quella che si è meritata questo dono grazie alla propria modestia perciò non posso dartelo, anzi tappati la bocca che è meglio, i miei problemi sono solo all’inizio. Ma taccio.
Così rientro e subito colgo lo sguardo scandalizzato dei miei genitori alla vista dell’oggetto, non potevi dire che noi non ci crediamo, e io rossa in viso tento di spiegare, non lo volevo ma la maestra me l’ha dato perché ero l’unica a non volerlo, e penso, a parte che lo vorrei, ma non lo posso dire.
Le settimane trascorrono e quel bellissimo villaggetto resta in camera confuso tra i giocattoli, sulla scrivania o altrove, lo osservo di soppiatto e vorrei tanto farne un gioco o studiarlo, ma ostento indifferenza assoluta. In quell’indifferenza il presepe sopravvive finchè, abbandonato su un calorifero e ormai coperto di polvere, verso primavera, non prende la strada della pattumiera. Ma senti, lo butto via questo, tanto non ve ne fate niente, va bene, ma ero tristissima e non vedevo l’ora di compiere diciott’anni.
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Mezzogiorno d’inverno
Mezzogiorno d’inverno
In quel momento ch’ero già felice
(Dio mi perdoni la parola grande
e tremenda) chi quasi al pianto spinse
mia breve gioia? Voi direte: “Certa
bella creatura che di là passava,
e ti sorrise”. Un palloncino invece,
un turchino vagante palloncino
nell’azzurro dell’aria, ed il nativo
cielo non mai come nel chiaro e freddo
mezzogiorno d’inverno risplendente.
Cielo con qualche nuvoletta bianca,
e i vetri delle case al sol fiammanti,
e il fumo tenue d’uno due camini,
e su tutte le cose, le divine
cose, quel globo dalla mano incauta
d’un fanciullo sfuggito (egli piangeva
certo in mezzo alla folla il suo dolore,
il suo grande dolore) tra il Palazzo
della Borsa e il Caffé dove seduto
oltre i vetri ammiravo io con lucenti
occhi or salire or scendere il suo bene.
Umberto Saba, Canzoniere
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Spontaneamente, senza rifletterci più di tanto, ho sentito la necessità di associarmi a questo canto ingenuo e lucente.
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Strumenti…da abitare
Come tutti sappiamo, in oriente è assai diffusa, studiata ed amata la musica classica occidentale. Quanti tra gli strumentisti d’orchestre europee provengono da Cina, Giappone, Corea? E quanti musicisti, specialmente cantanti lirici, vengono in Europa a perfezionarsi? Tra i cantanti, moltissimi scelgono di completare gli studi in Italia: i conservatori sono popolati, in percentuale, da molti più allievi orientali che nostrani!
In oriente, la passione per questo genere di musica si manifesta anche in forme che, ai miei occhi e forse anche ai vostri, rasentano il kitsch… o lo superano, come avviene per le architetture di grandi dimensioni ispirate agli strumenti musicali, realizzate nell’intento di celebrarli in modo fastoso, ma ottenendo il risultato di esprimere, se non manie di grandezza un po’ assolutistiche, quantomeno dei gusti piuttosto bizzarri. Questa struttura costruita nella provincia di An Hui (Cina), adibita a centro di esposizioni locali, ne è un tipico esempio, che si aggiunge a quello pubblicato tempo fa (lo trovate qui).
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Lezione di danza contemporanea – II
Proseguo la pubblicazione dell’esame finale di danza contemporanea svolto dal VI – VIII corso ad indirizzo classico nel quale, come vi raccontavo nell’ultimo post, ha trovato un soddisfacente compimento la collaborazione tra me e Laura Martorana.
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Questa seconda parte è dedicata agli esercizi in diagonale. Mentre ho affidato al pianoforte le dinamiche tendenzialmente “legate” degli esercizi della prima parte, per quelli in diagonale ho privilegiato le percussioni, in special modo per i salti. Nell’unica sequenza vera e propria per complessità e variazioni interne della dinamica (i Triplets), oltre che nel finale, ho invece preferito il pianoforte.
– Cloches 3/4 – improvvisazione alle percussioni
– Triplets 3/4 – pianoforte. Improvvisazione sul mio tema Passacaglia I ©, composto nel 2007 e già sfruttato in alcune occasioni.
– Preparazione ai salti 2/4 – improvvisazione alle percussioni
– Temps levés 3/4 – improvvisazione alle percussioni
– Release finale, tempo binario – pianoforte. Improvvisazione sul mio brano Sun rays ©, nato in occasione di Lively emotions, partitura in tre sezioni costruita su diversi temi originali.
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Ah… le conclusioni, di natura meno artistica e, se vogliamo, più grevi. Il mio contratto come Percussionista accompagnatore è scaduto e non sarà rinnovato. Continuerò ad ottenere incarichi di Pianista, certo – ma i contratti disponibili per questo incarico, per motivi diciamo burocratici abbastanza assurdi, sono più svantaggiosi. Pare che io sia ritenuta più utile alla mia istituzione come pianista per il classico, e questo dovrebbe onorarmi in verità, poiché da quelle parti l’indirizzo moderno è considerato di serie B…
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Lezione di danza contemporanea – I
Un anno accedemico interessante, quello appena trascorso: l’incarico di Percussionista accompagnatore, svolto in una felice simbiosi con la mia figura più consueta di pianista; collaborazioni con docenti sia di tecnica classica che moderna con i quali non avevo mai lavorato prima, e con cui nella maggior parte dei casi si è instaurato un legame umano e artistico profondo, fruttuoso; l’occasione di realizzare progetti da tempo pensati.
Con il corso VI-VIII ad indirizzo classico abbiamo preparato l’esame finale: dalla lezione di tecnica classica, al repertorio classico, alla prova di contemporaneo. Lavorare con Laura Martorana è stata un’esperienza davvero arricchente per me: una coreografa con una vera e profonda predisposizione per la docenza, capace di descrizioni appassionate vivide ed esaustive allo stesso tempo, che ha consentito anche a me di assorbire, indirettamente, spiegazioni di concetti dei quali non conoscevo la genesi, anche avendo accompagnato stages e lezioni di tecniche moderne e contemporanee per professionisti. L’organizzazione didattica, che non dipendeva dalla docente né da me, non ha dato la possibilità al corso di maturare e sperimentare a fondo tutti gli insegnamenti. Ma abbiamo preparato una buona lezione finale, di cui propongo la visione e l’ascolto in due episodi.
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La prima parte è dedicata agli esercizi iniziali a terra e in piedi.
– Esercizio a terra. Improvvisazione pianistica libera da schemi metrici; le allieve a prima vista si muovono all’unisono, ma in verità è la musica che segue al momento la loro dinamica, mentre loro non hanno tempi di esecuzione prefissati (Boundless ©).
– Esercizio di bounces. Tema originale adattato alla dinamica e struttura dell’esercizio (Music for bounces I ©). 2/4
–Primo esercizio. Combinazione su un tempo accentato binario. Red rhytm © è infatti un brano pianistico in stile blues in 2/4, strutturato qui in modo opportuno.
–Secondo esercizio: testa. Melancholy circus © è un mio brano in 3/4 nato come un’improvvisazione e sviluppatosi poi come autonomo. Sono capace di immodestia e lo ritengo un bellissimo pezzo, eseguito con la giusta espressività dolcemente scanzonata (infatti è proposto integralmente).
– Terzo esercizio: piedi. Qui ho scelto le percussioni. Si adattano meglio, per chiarezza e trasparenza del prodotto sonoro, alla “meccanicità” del movimento di tendu, qui semplicissimo con cambi di peso e direzione (Improvisation I for drums).
– Pliés. Tipico esercizio di pliés dove ho riproposto The purple song ©, un mio tema a cui sono affezionata e apprezzato da moltissimi insegnanti (che talvolta ripropongo anche in lezioni di classico avanzate, per danzatori di contemporaneo).
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Vi rimando al prossimo post per le fondamentali conclusioni.
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Danza libera
(…) Danzare non è male, pensò. Non è niente male. Chiuse gli occhi, e sentendo sulla pelle la luce bianca della luna, da solo, cominciò a danzare. Inspirò profondamente, poi espirò. Poichè non gli veniva in mente una bella musica che si adattasse al suo stato d’animo, danzò in accordo col fruscio dell’erba e il fluttuare delle nuvole. A un tratto si rese conto che qualcuno lo stava guardando. (…) Ma di questo non gli importava nulla. Chiunque fosse, se voleva guardare, guardasse pure. Tutti i figli di Dio danzano!
Calpestava la terra, e roteava le braccia con eleganza. Ogni movimento chiamava il successivo, e si collegava a esso in modo autonomo. Il suo corpo tracciava uin diagramma dopo l’altro. E in quella danza vi erano forma, variazioni e improvvisazione. Dietro al ritmo c’era ritmo, e tra di essi vi era un altro ritmo invisibile. (…)
H. Murakami, Tutti i figli di Dio danzano
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Diamo i numeri…
Nell’ultima settimana, l’intensificarsi di ricerche che portano da google a questo blog attraverso diciture quali “cosa fa il pianista accompagnatore danza” o “nozioni di danza per pianisti accompagnatori” o “brani per accompagnare al pianoforte una lezione di danza” et similia mi fa pensare che la recentissima istituzione del Biennio in Discipline musicali per Maestro collaboratore per la danza abbia suscitato l’interesse – un poco acerbo – di molti pianisti,
forse appena diplomati, secondo il vecchio ordinamento o il nuovo. Il corso, promosso dal Conservatorio de L’Aquila in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza, partirà da questo anno accademico dopo anni di slittamenti, e devo dire che il piano degli studi è stato stilato in modo mirato e competente.
Va diffondendosi, tra le tante, una voce secondo la quale entro pochissimi anni, giusto il tempo di ottenere i primi laureati, questo Biennio verrà richiesto come titolo di accesso per i posti di Pianista accompagnatore per la danza nei Licei coreutici, istituiti nel numero di cinque in tutta Italia l’anno scorso, arrivati a quota undici quest’anno.
Per chi – come la sottoscritta ad esempio – possiede già tre (3) diplomi musicali più un (1) Biennio in Discipline musicali, oltre che un’esperienza di dodici (12) anni come maestro collaboratore per la danza, e un’età (41) non più tanto giovane, ciò significa l’obbligo di iscriversi anche a questo corso di laurea, per coltivare la speranza di una collaborazione stabile e non precaria. L’Accademia Nazionale di Danza, istituzione di studi superiori unica in Italia, vittima in parte di un sistema assurdo e antiquato come quello delle assunzioni ministeriali, non assume infatti pianisti da moltissimi anni. Alcuni di essi dipendono dall’Accademia come precari – con fortune alterne – da dieci, dodici, vent’anni (20) e non c’è alcun segnale secondo il quale musicisti specializzati e altamente qualificati come loro possano sperare in una stabilizzazione. Anzi! E’ possibile che, con il tempo, parte del percorso formativo finora portato avanti esclusivamente dall’AND sarà in qualche modo delegato ai Licei coreutici. Quindi l’AND avrà necessità di pianisti ancor meno di oggi, e invece giovani neolaureati potranno accedere ai posti nei Licei coreutici scavalcando tranquillamente chi svolge già da anni quel lavoro ad alto livello. A dir la verità, per qualche misteriosa ragione venata anche di autolesionismo, i reclutamenti di questi due anni per i Licei coreutici si sono rivelati scarsamente … produttivi, visto che gli assegnatari dei posti o non hanno alcuna esperienza (!) nel campo (pianisti accompagnatori per la danza) o ne hanno pochissima, superando grazie all’evidente inadeguatezza dei criteri adottati (già sensibilmente differenti da un anno all’altro) candidati molto più qualificati…
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