Sul rilassamento
Anni orsono ebbi l’occasione di sperimentare alcune tecniche di rilassamento, come il training autogeno, scoprendo che saper “abbandonare” una parte del proprio corpo, un singolo arto o muscolo, può significare averne il pieno controllo. Nel training autogeno funziona proprio così; ma ci sono molti altri metodi che lavorano sull’autoconsapevolezza, arrivando all’educazione del corpo attraverso lo studio della qualità del movimento anche nelle semplici attività quotidiane, come il Feldenkrais; o attraverso le tecniche di meditazione dei vari tipi di Yoga. D’altronde il musicista, nella convinzione di riuscire a controllare meglio l’esecuzione, è spesso propenso a tenere in tensione parte della muscolatura della schiena e dell’avambraccio, mentre è proprio così che il suono perde morbidezza acquistando invece livore, asprezza. Lo stesso accade anche con la respirazione per gli strumentisti a fiato; ma la respirazione è per chiunque alla base dell’equilibrio psico-fisico. Con le tecniche di rilassamento un musicista può (ri)conquistare un generale benessere anche nei momenti di grande tensione come le esibizioni pubbliche, per giungere ad un migliore controllo del suono e infine allo stato di equilibrio ideale per comunicare le proprie idee espressive: tecniche come la Feldenkrais o la Alexander trovano specifiche applicazioni sui musicisti. Naturalmente esistono delle tecniche che applicate in modo estremo possono risultare controproducenti, visto che quel “controllo” prevede necessariamente una minima tensione.
Riflettendo su questi aspetti tutto sommato abbastanza “meccanici”, mi viene da pensare se, in tutt’altri ambiti, si possano riconoscere delle analogie. E’ vero, ad esempio, che in una relazione umana l’atto di lasciar riposare l’attenzione, il momento in cui non si avverte (più, più di tanto) il bisogno di “sentire” l’altro al proprio fianco con accanimento, dimostri che quella relazione ha raggiunto una quota di maturazione. Quando l’esigenza di controllare e di testare continuamente lo stato e la consistenza della relazione vengono meno, significa che proprio allora essa raggiunge uno stadio di equilibrio emotivo (e naturalmente la stabilità di questa nuova condizione emotiva resiste finché è determinata da entrambi i soggetti).
Brahms
Dal nord della Germania un compositore severo, asceta della musica, dedito alla produzione di musica strumentale e alieno dal teatro; per la profondità, il rigore e la bellezza di molte sue pagine, da me amatissimo. Non me ne vorrà, Johannes Brahms, se qui parlerò di come ho sfruttato alcune sue composizioni pianistiche per la costruzione di una lezione di danza esemplare (dimostrativa, o d’esame finale). La lezione fu preparata diversi anni fa per un corso “medio-avanzato” di danza classica in una scuola privata professionale.
Ecco le musiche della sbarra:
Entrata e breve pre-sbarra Aria (Variationen und Fuge op. 24)
Pliés Ballata op. 10 n. 4, prima parte
Primo tendu Variation XII (Variationen und Fuge op. 24)
Secondo tendu Variation III (Variationen und Fuge op. 24)
Jetés Variation I (Variationen und Fuge op. 24)
Ronds de jambe Intermezzo op. 118 n. 2
(rond: prima parte, con cadenza finale alla tonica; adagio: parte
centrale ad arpeggi nella sinistra e melodia alla destra)
Fondus Variation XIX (Variationen und Fuge op. 24)
[non troppo veloce]
Frappés Variation XIV (Variationen und Fuge op. 24)
Grands battements Variation XXV (Variationen und Fuge op. 24)
Per quanto riguarda le musiche per il centro la sequenza dei passi prevedeva un’alternanza tra musiche di Schumann e Brahms. Per l’originalità della scelta, e la speciale epica bellezza della musica, preferisco citare solo:
Grandi Giri al centro Ballade op. 118 n. 3
(il primo tema, utilizzato integralmente, nella sua irregolarità
metrica di 5 + 5 misure)
Dove ho riportato degli esempi d’ascolto, resta inteso che si tratta di grandi interpretazioni i cui tempi d’esecuzione non sono quelli che adotterei in una versione pensata per una lezione di danza.
Pucci
La mia nonna di Napoli aveva un barboncino di nome Pucci. Non era il tipico barboncino elegante e curato: i suoi scarsi ricci neri restavano infatti appiattiti sul corpo sgraziato e grassoccio. Abbaiava e latrava senza sosta tutte le volte che qualcuno suonava alla porta, perciò non lo definirei neppure un cane beneducato – pardon, ben addestrato – né dal buon carattere. I nostri arrivi mattutini dal viaggio in treno da Milano si svolgevano ritualmente seduti al tavolo di cucina a far colazione con l’accompagnamento dei latrati di Pucci. Era litigioso, perciò ogni tanto si azzuffava con altri quadrupedi suoi simili i quali, parole della nonna, “lo facevano nuovo nuovo“.
Non faceva venire voglia di accarezzarlo e forse abbaiava per questo, chissà. Son certa però che le sue buffe orecchie mi piacevano, lunghe e tondeggianti.
Nella foto ci siamo noi tre, la nonna che si fa aria col ventaglio, io duenne già in preda alla foga dei lavori domestici e Pucci, che è l’unico a guardare nell’obiettivo.
Spazio spazio
Normandia – II
L’Huîtrière è una casetta bianca a due piani che sorge sulla spiaggia, dall’architettura semplice, con grandi vetrate divise a riquadri. E’ affiancata da vasche dove sono coltivate le ostriche, che possono così essere degustate freschissime dai fortunati avventori con un po’ di limone, pain au beurre e cidre, oppure vino bianco locale, fresco e un poco acidulo. Ma si può optare per una versione un po’ meno confortevole e più rustica nei baracchini allestiti sul lungomare, mollusco aperto e gustato lì in piedi. Non è una messinscena a misura di straniero, è proprio una façon de vivre. In queste lande della Francia tutti vanno matti per i molluschi, ingoiano le conchiglie più strane. Bigorneaux, bulots, coquilles Saint-Jacques, a crudo, oppure appena scottati ma mangiati freddi, conditi au plaisir da creme e salse all’aglio, aceto e rafano.
Non riesco ad abituarmi all’aspetto e consistenza di certe…lumache, sebbene le assaggi tutte con le migliori intenzioni.
Normandia – I
Uomini su trattori guidano le imbarcazioni al mare: sono alcune decine di metri di spiaggia a ciottoli che nel corso della giornata diventano un centinaio o più, quando la marea è al minimo. Allora oltre i ciottoli compare la sabbia, fine grigia scura, e insieme alla sabbia piccole isole di scogli più o meno ricoperti d’alghe. Le barche escono in mare a pescare, vanno a raccogliere ciuffi di frutti di mare maturati un po’ più al largo. Ma quando la ritirata del mare scopre le lande sabbiose allora altri uomini, anche giovani, e per svago, si muniscono di ampie retine e vanno a dragare i fondali. Così pescano granchi dagli scogli e conchiglie abitate da animali commestibili dalla sabbia.
Un orizzonte appiattito da banchi di nuvole basse, grigiastre.
Il mare è plumbeo, la scogliera a strapiombo, d’alabastro. A tratti raggi di sole fanno brillare la superficie marina a chiazze verde chiaro. Sono forse cento chilometri di roccia biancastra, e sopra prati di verde animato e casette di campagna dai tetti spioventissimi, eleganti, dritte e impettite al cospetto del loro mare che è quasi oceano: case severe, attente, solide. Una mucca bianca e nera si sporge buffa dai cespugli sul ciglio della scogliera, guardando giù il mare che è anche suo. Mi svegliano i gridi dei gabbiani e il rumore delle onde, che nella notte si sono fatte vicine, attratte dalla costa.
Inevitabile
Quanto può guaire un cane ferito.
Troppo poco l’abbiamo rincorso, quasi morto di dolore e di spavento. Non si lasciava più raggiungere.
E poi sulla via di casa mi distraevo cercando Venere che tramontava e Giove che albeggiava, e dal balcone ho puntato il telescopio al grappolo delle Pleiadi nascenti.
E poi ho pensato alle navi da crociera illuminate, ai viaggi possibili.
E poi alla strana ostessa dell’agriturismo dove siamo riusciti a mangiare qualcosa, un pasto opprimente.
Ma distrarsi non era possibile. Lui era sempre là, con quella povera zampa sollevata, che orinava per lo spavento e piangeva disperato. E mi guardava.
Qualcuno lo aveva abbandonato prima, però. Qualcuno lo aveva lasciato per strada disorientato e solo, prima che le nostre ruote dure offendessero il suo corpo morbido, coperto di pelo bianco.
Se stanotte proveremo a dormire ci sveglieranno i suoi guaiti, dal bosco.
Souvenirs
Un fil rouge di natura culturale, misto a curiosità e istinto girovago ha disegnato il mio itinerario nella Francia settentrionale, da oriente verso occidente. Come di consueto, a dispetto di ogni buon proposito intellettual-chic, autentico alfiere di questo viaggio è stato lo stimolo eno-gastronomico e poi, espressione di atavica ansia predatoria e sciagurato istinto colonialista, l’acquisto, assai più simile ad una razzia, dei beni.
Perlopiù decisamente frivoli, eccoli qua: sono i souvenirs.
targhe metalliche pubblicitarie di vecchie réclames (è una specie di collezione)
stampo per il kugelhopf in ceramica alsaziana (non perché intenda sperimentarne la ricetta)
albero di natale di legno (nei viaggi invernali per gli oggetti natalizi è già tardi. Vanno raccattati d’estate)
campionario di birre alsaziane doc (pas mal)
delizioso pigiama, lilla e grigio, dai piccoli decori floreali
“L’atelier di Giacometti” (catalogo mostra del 2007)
foulard
appendiabiti in ferro battuto
Una…sospiro….borsetta colorata, oh…bellissima
Alcuni kg di pietre bianche e grigie, indebitamente sottratte dalle spiagge della Costa d’Alabastro (Côte d’Albâtre) – così come alcune piccole conchiglie insolite
librettini d’antiquariato sulla storia e sulle tradizioni alsaziane
Pralines varie, come i bon-bon al bergamotto di Nancy, i biscotti di Colmar, i cioccolatini di Strasburgo… (finiti da un pezzo, ovviamente)
Rigorosamente in ordine sparso
Quest’estate il bianco va per la maggiore, almeno chez moi. Sa esercitare su di me una suggestione dal potere calmante e fecondo insieme; è un colore pulito, ben dispone. Ne ho ritrovata la luminosità più o meno opaca in alcuni spettacoli visti in questo periodo, Balli in bianco, Tragedia biancovestita, Atto bianco.
Mi piace brillante, accecante come la luce del sole, come un lampo e come ogni fonte splendente che rischiara la notte, e anche quando brilla di luce non sua, di riflesso. E mi piace opaco e lattiginoso, e sporcato di grigio e di giallo, e ancora finché non diventa beige e indefinito.
Così, nella sua gamma di sfumature, è il colore degli abiti estivi, del latte di mandorla, di molti edifici delle piazze di De Chirico e di oggetti e vasi nelle nature morte di Morandi, che più che bianchi son velati di bianco, e che a loro volta mi fanno venire in mente altre immagini meno bianche ma altrettanto pure e rigorose: alcune cose di Moroni, Chardin. E poi colora le forme: il marmo di Bernini e Canova e le facciate del Borromini. Cos’altro? Rigorosamente in ordine sparso: le abbazie cistercensi (Fossanova, ad esempio), il melone giallo (bianca è la sua dolce polpa), le scogliere della Côte d’Albâtre.
E infine:
Dare you see a Soul at the “White Heat”?
Then crouch within the door –
Red – is the Fire’s common tint –
But when the quickened OreHas sated Flame’s conditions –
She quivers from the Forge
Without a color, but the Light
Of unannointed Blaze –Least Village, boasts it’s Blacksmith –
Whose Anvil’s even ring
Stands symbol for the finer Forge
That soundless tugs – within –Refining these impatient Ores
With Hammer, and with Blaze
Until the Designated Light
Repudiate the Forge.E. Dickinson
Osi vedere un’Anima al “Calor Bianco”?
Allora rannicchiati dietro la porta –
Rossa – è la tinta comune del Fuoco –
Ma quando l’eccitato MetalloHa saziato la condizioni della Fiamma –
Lei esce fremendo dalla Fucina
Senza colore, tranne la Luce
Di una Vampa profana –Il più piccolo Villaggio, vanta il suo Fabbro –
Della cui Incudine l’incessante tintinnio
Assurge a simbolo di una Fucina più sottile
Che senza suono batte – dentro –Raffinando questi impazienti Metalli
Col Martello, e con la Vampa
Finché la Luce Designata
Ripudia la Fucina –
Restyling
Settembre è tempo di restyling ed è toccato anche al mio blog. Un’aggiustatina.
Ricordo a tutti che da qualche settimana è cambiato anche l’indirizzo web di Pioggia di note…sui danzatori
eccolo qui
http://pioggiadinote.com
Il nuovo indirizzo dei feed è invece
https://pioggiadinote.com/feed/
















