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Ritratto

23 gennaio 2010

Voce baritonale ben impostata, sguardo vivissimo, carisma, signorilità, capacità di intrattenere con battute gustose –  di un’ironia controllata, finalizzata, elegante. Molto sicuro di sé, abile nel mascherare la minima insicurezza, non mostra  alcuna volontà di prevaricazione, nessuna facile presunzione: manifesta soltanto l’abitudine a trovarsi a favore di sguardi nel mezzo di una platea e a veder riconosciuto il proprio merito. Trasmette quindi la necessità di sentirsi al centro dell’attenzione tipica di ogni uomo dello spettacolo,  ma senza attitudini da generico teatrante: perché è un notevolissimo danzatore con la vocazione del teatro; un volto magnetico da attore, su un fisico da ballerino.

L’ho incontrato soltanto in un’occasione, perciò posso spingermi tutt’al più ad immaginare qualche suo limite: la tendenza – peraltro comune nel suo ambiente –  alla competitività,  a cercare confronti testa a testa con altre celebrità della danza; l’indole narcisistica. Sono imperfezioni, tuttavia, che riesce a velare grazie alla nobiltà d’animo, ad una naturale predisposizione alla temperanza, direi, applicata in modo brillante – ma anche in seguito ad un non comune lavoro di cesello su di sé: che è la qualità che gli invidio maggiormente. Per dire che seppur qualche lieve insicurezza trapelava al mio occhio di acuta osservatrice seduta al pianoforte, era magnificamente e sapientemente occultata, con la maestria dell’intelligente interlocutore.

 

 

Sito ufficiale di Raffaele Paganini

 

 

 

Acque pericolose

17 gennaio 2010

(…) Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n’ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D’ossa d’umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s’alza.
Tu veloce oltrepassa, e con mollita
Cera de’ tuoi così l’orecchio tura,
Che non vi possa penetrar la voce.
Odila tu, se vuoi; sol che diritto
Te della nave all’albero i compagni
Leghino, e i piedi stringanti, e le mani;
Perché il diletto di sentir la voce
Delle Sirene tu non perda. E dove
Pregassi o comandassi a’ tuoi di sciorti,
Le ritorte raddoppino ed i lacci.
Poiché trascorso tu sarai, due vie
Ti s’apriranno innanzi; ed io non dico,
Qual più giovi pigliar, ma, come d’ambo
Ragionato t’avrò, tu stesso il pensa.

(Omero: Odissea, Canto XII. Traduzione di I. Pindemonte)

Mi ha sempre affascinato l’episodio del canto delle sirene, fin da quando la mia coltissima nonna mi raccontava le storie dell’Iliade e dell’Odissea…

(…Ma l’astuto escamotage consente davvero di assaporare l’ineffabile sapore di un desiderio impossibile senza infrangere irreparabilmente le regole?

…Le volte in cui l’ho sperimentato ho toccato con mano abissi di sofferenza e rimpianto, e mai assaporato un bel niente).

Vi ricordate? Lo raccontò con asciutta espressività ed efficace senso del dramma l’indimenticabile sceneggiato (e poi film) di Franco Rossi, Le avventure di Ulisse (1969), con Irene Papas e Bekim Fehmiu.

 

…da non crederci!

13 gennaio 2010
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Scrivo sollecitata dalla segnalazione di studio28tv, giovane blog di danza che richiama l’attenzione sulle voci di Wikipedia riguardanti appunto la danza! Son la prima a mantenere qualche riserva sull’attendibilità della più famosa enciclopedia web del mondo, ma attingo anche a piene mani da quel serbatoio, per la sua facile fruibilità, quando devo raccogliere informazioni essenziali in breve tempo.

Tuttavia, per quanto riguarda gli argomenti correlati alla danza, la versione italiana è davvero scandalosa! All’interno del sito di Wikipedia c’è infatti il portale danza, dove si possono trovare sia le notizie storiche, per voce (danza contemporanea, “accademica”, ecc.), sia le “categorie” nelle quali sono elencati, per nazionalità, coreografi, danzatori, compagnie et similia.  Ebbene: sono elencati tutti insieme … senza distinzione di genere, vivi o morti, mostri sacri della storia della danza o burattini dello schermo televisivo o perfetti sconosciuti!!! Se cerchiamo danzatori italiani, eccoli qua …: Jia Ruskaja e Kledi, Alessandra Ferri e Pamela Prati… Oppure, coreografi italiani: Japino e la Beltrami, Franco Miseria e la Tagliavia…è buffo! Li accomuna forse forse l’italianità, che però per alcuni è persino incerta…

Poi mi son chiesta chi fosse “Cima b-boy”, e lì Wiki mi ha risposto, è un ballerino di hip-hop, quindi oggettivamente ha tutto il diritto di stare nella lista, dove tra l’altro c’è Valpreda l’anarchico, che in effetti anche lui era stato un danzatore, perciò è giusto, tutti insieme con Bolle e Abbondanza nella stessa pentola della danza (che fa pure rima).

Ma se uno, così, per curiosità, va a vedere danzatori messicani, lo sapete chi trova? Sono solo in tre: José Limòn (eh bé…chi l’avrebbe detto…), la signorina F. Nadividad (ballerina e attrice pornografica, tra gli altri si ricorda il film Le deliranti avventure erotiche dell’agente Margò) e un’altra signorina, L. Vélez (ballerina di qualità imprecisata, ma la cui fama si è presto diffusa ad Hollywood negli anni ’30, evidentemente anche grazie ad altri talenti di cui era dotata) …

 

Musica per danza in MP3

11 gennaio 2010

Proseguo con la pubblicazione di improvvisazioni musicali tratte dalle mie lezioni (oggi con Early in the morning I°). La sonorità della registrazione ricorda un po’…un vecchio grammofono e un ancor più vetusto e malandato pianino da saloon (o da salotto della vecchia zia che non suona mai)… Miglioreremo…

Scordarsi

7 gennaio 2010

Non sparate sul pianista! In questi giorni avrei dovuto portare sulla schiena un cartello del genere, perché nella mitica “sala uno” dello IALS il pianoforte a disposizione è proprio di quelli da saloon, per quanto è scordato e mal tenuto: un la1 ridotto a indistinta vibrazione metallica, un fa5 privo delle corde corrispondenti e per tutta la tastiera una sonorità spettrale, perfino grottesca. A un tal genere di baraccone preferirei un clavinova o una tastiera elettronica di qualunque genere… Oltretutto ha la cassa armonica piuttosto alta e non è possibile alzare lo sgabello per cui non vedo nulla, per quanto sia dotata di buona statura,  se non ruoto lo strumento principe come fosse un girasole, al fine di scorgere il maître e i gruppi di danzatori nelle diagonali. A volte penso che sarebbe buffo se lo spingessi un po’ più verso il centro della sala, in una specie di inseguimento esasperato della migliore visuale…ma forse sarebbe vissuto come un oggetto minaccioso, una diavoleria nera e scordata come una campana che si muove qua e là sulle proprie ruote…

Comunque, noncurante della pessima resa sonora già scoraggiante dal vivo,  ho deciso oggi di registrare la lezione con un mezzo diverso dal solito – non molto tecnologico – per cominciare finalmente a pubblicare qualche improvvisazione di quelle riuscite discretamente bene, non proprio inascoltabili, a parte i rumori di fondo e quant’altro.

Perché del mio proposito di metter qua dentro della musica  … non mi sono scordata.

L’improvvisazione che pubblico oggi (Release on Epiphany day) la trovate nella pagina Musica per danza in MP3

 

Hommage à Merce/2ème cadeau

31 dicembre 2009

L’anno appena trascorso ha visto la dipartita di un altro grandissimo coreografo, monumento della post-modern dance, Merce Cunningham (1919-2009).

Ecco un estratto da Variations V (1965),  il primo della sua serie di “dance film”, diretto da Stan Van der Beek: già multimediale. Musica di John Cage. 

 

Vi segnalo questi articoli:

RIP Merce Cunningham

In ascensore con Merce Cunningham

 

…Buon anno!

 

Hommage à Pina/1er cadeau

25 dicembre 2009

Un estratto dal notissimo Café Müller della mai abbastanza compianta Pina Bausch (1940-2009), sulle note dell’ adorato Henry Purcell.

CAFE’ MÜLLER (1978), Tanztheater Wuppertal, versione 1985.

(H. Purcell, When I am laid, Dido and Aeneas – III° atto).

 

 Buon Natale…

 

 

A lezione con Zarko

19 dicembre 2009

«Mettetevi così, nei trafòri». «Facciamo: ras, dva ras, dva…».  «Corpo vuole avere verticalità». Così Zarko ammonisce, indirizza e corregge attingendo al suo repertorio di espressioni, profondamente familiari a tutti coloro che hanno frequentato  le sale dell’Accademia negli ultimi decenni.

Mi capita di accompagnare la lezione di repertorio degli allievi maschi che, di questi tempi, studiano la Variazione maschile da Giselle, I atto, I contadini. 

Attacco i primi quattro accordi:

«TUF, TIF, TUF, TIF…»

(…Tuf?). «Oh…scusiscusi, era inserito il pedale della sordina…scusi…rifacciamo…».

Sguardo obliquo di Zarko. Si rifà.

«RE LA RE LA…»

«Sttt!».

Mi blocco all’istante.

«Cretino! Sei in ritardo! Segui musica. Musica ti dice come danzare…».

«RE LA RE LA…»

«Sttt!».

Mi interrompo.

«Idiota! Tu non ballerai mai. Braccia su…e corpo deve avere verticalità…».

«RE LA RE LA…»

«Sttt!».

Subito ferma.

«Un altro! Tu vai a studiare…».

Il ragazzo se ne va, senza mostrare un particolare turbamento.

Dopo che ognuno di loro ha provato ad eseguire la variazione con esito simile, segue un esercizio, punitivo, di Pas de bourrée en suivi, lentissimo e scandito: una dozzina di giovanotti tutti su un’unica fila, più volte per l’intera lunghezza della sala. «Voi pensate che la danza è solo pirouettes e tour en l’air…».

Infine l’ora è giunta, prende cappotto e occhiali. «…E cambiatevi le magliette! Se nò prendete freddo e vi ammalate! …E lavatevi sotto le ascelle…!». Adesso però sta un po’ ridendo, e così tutti. Allora cerca il mio sguardo prima di uscire dalla sala. Mi sorride, e ci salutiamo…

 

Galassie danzanti

13 dicembre 2009

Trovo che queste immagini, pur essendo dei singoli fotogrammi, esprimano un’idea di movimento e anche di interazione partecipata, voluta.

Accompagna questa specie di danza un grande silenzio.

La vera protagonista è la luce, quasi assordante (nei grappoli di stelle azzurre, giovani), impegnata a farsi largo nel buio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(…Irresistibile tentazione, quella di voler riconoscere figure antropomorfe, tracce di “umanità” in ogni forma dell’esistente…; così come tracce di humanitas in ogni essere umano….).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Beata mi sento

7 dicembre 2009

Beata mi sento canta la bella ninfa Calisto, prima di ascendere al cielo in forma di costellazione (l’orsa maggiore), dove potrà essere più vicina al suo amante Giove. Sulle struggenti note di una ciaccona, nell’omonima favola pastorale di Francesco Cavalli (La Calisto, 1651), il trionfo di una delle tante amanti di Giove è celebrato in barba agli strali della consorte Giunone, della  cacciatrice Diana (a cui Calisto era stata consacrata) e di ogni altra contendente, terrena o divina (e in barba anche al comune pudore).  Mio foco fatale canta Giove mentre ascende con lei, che da Diana era stata tramutata in un’orsa e che rischiava così la morte, trapassata da una freccia.

Manoscritto del duetto "Mio foco fatale" di F. Cavalli

Mi domando come mai  suonino sempre  tanto emozionanti e trascinanti all’ascolto le composizioni costruite  su basso ostinato, in particolare nella forma di ciaccona o di passacaglia. Direi che la ricorrenza della struttura musicale incanta di per sé, cattura l’attenzione proprio per la sua circolarità e perché le variazioni melodiche, pur semplici,  girano intorno ad un percorso armonico breve e avvincente.  In questo caso al basso abbiamo un tetracordo discendente, la “tonalità” è minore, l’andamento lento ma sostenuto, come se ondeggiasse appena: d’altronde si tratta di una forma di danza, anche se stilizzata .  

Qui il Duetto.

Qui tutta la scena, che si conclude con il duetto.

(Esecuzione del Concerto Vocale diretto da René Jacobs).

Potrei fare decine di esempi musicali, tratti dal repertorio barocco, di pagine straordinarie  costruite su tali semplici strutture. Per rimanere al solo Seicento, ecco due esempi, illuminanti:

Johann Pachelbel Ciaccona in fa minore per Organo  Chaconne in F minor

Henry Purcell Ciaccona in sol minore per 4 violini e basso continuo Chacony for 4 strings in G minor, Z. 730