Ricordi vivi
(…) E’ questo paese che ha fatto tutto, con tutti quei ricordi vivi di madri e di padri di zii e nonni e bisnonni che risalgono alla notte dei tempi e che dovranno continuarsi domani. Noi li continueremo. I nostri figli, i nostri nipoti troveranno parole, immagini, ricordi precisi di noi sui sassi del fiume, tra le ombre fresche della valle, nella conca dell’eco, nel cigolio delle vecchie barche. E’ quasi come essere immortali. (…)
Brunella Gasperini, Noi e loro
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Delikatessen – I
C’era la frittata di pasta. Povera e principesca, densa, salata il giusto un po’ di più sulla crosticina, l’adoravo…compagna dei viaggi in treno verso Napoli, scompartimento cuccette di seconda classe, lenzuola finte, non si dorme, ma c’è lei, la frittata di pasta. La mattina dopo c’era il latrato di Pucci ad accoglierci (fin dall’ultimo piano, mentre salivamo l’elegante scalinata), e in cucina il latte caldo con i biscotti (non è che il latte caldo fosse la mia bevanda preferita, ma i biscotti mi piacevano).
Che altro, in un’ipotetica selezione capitanata dalla mitica frittata di pasta?
Da mio padre la minestra di riso con la panna, le pizze (base comprata fresca), la coppetta “dei campioni” (di una marca ignota, molto più buona di quelle dei bar)
Della cucina di mia madre invece amavo specialmente la polenta con il latte, la focaccia ripiena di prosciutto cotto…la…pasta(calda) con il latte (freddo)… (ebbene sì, questo è il lato milanese)
Mia nonna materna (che cucinare non amava) ci proponeva un risicato menù, del tutto privo di frutta e verdura ma anche di qualunque escursione gastronomica fantasiosa, che trovavamo buono senza riserve: la pasta con il pomodoro concentrato, i sofficini, ancora il prosciutto cotto…e a merenda il pane con burro e zucchero, un classico
(…Delikatessen infanzia anni ’70)
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Latte d’oro
“Che bel latte d’oro, è proprio del colore dell’oro”. E’ l’alba fredda di un giorno di febbraio, sfinita dalla mia sedia mi volto verso la voce che ha parlato, è quella di un’infermiera bionda e corpulenta, ma il timbro e l’accento sono gli stessi dell’attrice di origine turca che ha lavorato in tanti film di Ozpetek. Le luci al neon e la sensazione di silenzio che proviene dal corridoio buio del reparto dormiente mi opprimono, ma non abbastanza da non sentirmi orgogliosa per quel complimento al mio latte, giovanissimo, che esce copioso ormai e che raccolgo per le ore in cui non potrò entrare qui. Se non fossi piena di ferite dolorose e umilianti, e di fastidi, e di difficoltà fisiche che non avrei saputo immaginare prima, sarebbe un’altra cosa. Ma dentro di me so che non dovremmo trovarci qui; quanto è innaturale, o meglio fuor di natura, questa assurda separazione seppur di pochi giorni, non doveva essere così, ma proprio il contrario, dalle nostre parti è prassi normale – ma dalle nostre parti nessuno si ricorda più come dovrebbero svolgersi quei primi giorni di una nuova vita. Così, quel farmi forza ancora nel pieno della notte e il sopportare l’attesa e il percorso a piedi e persino lo star seduta – considerando ogni volta come il mio stato non impressioni proprio nessuno, lì – tutto questo è premiato perchè lei già mi riconosce e perchè proprio grazie a tale costanza, lo so, posso produrre latte per lei, e infine per me.
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Blanche-Neige
Danzare in coppia con un corpo addormentato – nella vicenda, apparentemente morto – sulla partitura dell’Adagietto della Quinta sinfonia di Gustav Mahler: ecco il miracolo di virtuosismo, ricco di emotività, che caratterizza questo pas de deux tratto da Blanche-Neige, un lavoro del 2008 di Angelin Preljocaj dalla vocazione narrativa, simbolica e visionaria, tratto dal racconto dei fratelli Grimm e interamente costruito su episodi delle sinfonie mahleriane.
Ogni più piccola enfasi fraseologica, ogni minimo accento del testo musicale è leggibile in questa partitura coreografica fedelissima e sensibile di Preljocaj. Un passo a due che sfiora vette di poesia e sensualità, rappresentando altresì per i danzatori una prova di forza e leggerezza.
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Arie danzate – III
Proseguo nella pubblicazione di estratti delle musiche eseguite all’esame di Tecnica classica del VI-VIII corso ad indirizzo classico del maggio 2011.
Nella seconda parte di esercizi al centro, per i salti e i virtuosismi, ho scelto per la maggior parte musiche di danza tratte da grands opéras (con qualche gustosa eccezione, da L’elisir d’amore a La Cenerentola…).
Come Port de bras conclusivo ho proposto, in versione integrale, l’aria La mamma morta dell’Andrea Chénier, il cui tema era stato anticipato nel port de bras (réverence) d’apertura.
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Esercizi al centro II (estratto)
Salti
Echappé G. Donizetti, L’elisir d’amore : Io son ricco
Sissonne G. Rossini, La Cenerentola: Zitto, zitto, piano, piano
Glissade G. Meyerbeer, Robert le diable: Siciliana
Esercizio di Solés G. Rossini, Guillaume Tell : Pas de six
Sissonne G. Verdi, La traviata: Sempre libera
Grand saut F. Lehár, La vedova allegra: Valzer
Grand saut J. Strauss, Die Fledermaus: Valzer
Virtuosismi
Manège:
A. Ponchielli, La Gioconda (Danza delle ore): Allegro
C. Gounod, Faust: Danse antique
Fouettés:
G. Verdi, Don Carlo (Ballo della regina): Finale
C. Gounod, Faust: Danse de Phryné
Finale U. Giordano, Andrea Chénier: La mamma morta
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Arie danzate – II
Proseguo nella pubblicazione di estratti delle musiche eseguite all’esame di Tecnica classica del VI-VIII corso ad indirizzo classico del maggio 2011.
Nella prima parte di esercizi al centro, per i Grands battements ho scelto le prime frasi della Seguidilla di Carmen, benchè abbia dovuto forzarne leggermente la quadratura.
Il passo più emozionante, e allo stesso tempo uno dei miei migliori arrangiamenti nell’ambito di questa lezione, è stato certamente il secondo Grand adage, coreografato da Nicoletta Pizzariello sulla partitura della bellissima aria di Don José La fleur que tu m’avais jetée, sempre da Carmen (II atto): partitura proposta in versione integrale – quindi conservando irregolarità di fraseggio, ecc. – tranne che per le ultimissime misure. Purtroppo non ne conservo la testimonianza video, ma soltanto una traccia audio!
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Esercizi al centro I (estratto)
Petit adage Tema da The Schindler’s list [un’eccezione al nostro leitmotiv…]
Tendus G. Verdi, La traviata: Coro di zingarelle
Grands battements G. Bizet, Carmen: Seguidilla
Grand Adage I G. Donizetti, L’elisir d’amore: Una furtiva lagrima
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[ Grand Adage II G. Bizet, Carmen: La fleur que tu m’avais jetée]
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Arie danzate – I
Una collaborazione a dir poco fruttuosa, risalente al trascorso anno accademico, alla quale non ho ancora accennato, è stata quella con Nicoletta Pizzariello. Insieme abbiamo concepito e preparato l’esame finale di Tecnica classica e repertorio del VI-VIII corso ad indirizzo classico: un rapporto professionale (e non solo) riuscito a mio avviso pienamente! Ebbene, da questa collaborazione nascerà un CD di musiche per danza rivolto ad un corso avanzato, ed è per tale ragione che ho atteso a parlarne finora; tuttavia la registrazione definitiva del CD e la sua uscita non potranno rispettare i tempi che avevo immaginato, perciò ho deciso di darne un’anticipazione.
L’idea della Pizzariello di dedicare l’intera ballet class a musiche tratte da opere liriche dell’800 e ‘900 è affascinante, ed ho avuto l’occasione di lavorarci e di svilupparla anche secondo le mie preferenze musicali. Nel CD, per ovvie ragioni più lungo e completo di quanto non fosse la scaletta dell’esame vero e proprio, ho quindi proposto alcune pagine che amo molto (da Bizet a Gounod a Puccini…), arricchendo il lavoro originario con molte danze (dunque musiche strumentali) tratte da grands opéras e opere liriche dell’800; inoltre, per il CD, mi sono sforzata di evitare musiche operistiche già troppo sfruttate dai maestri accompagnatori per la danza.
Tornando alle musiche dell’esame, che comunque costituiscono la traccia intorno alla quale ho costruito il CD, offro ai miei lettori e ascoltatori un saggio del lavoro svolto, suddiviso in tre appuntamenti.
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I) Esercizi alla sbarra (estratto)
L’esecuzione si è svolta senza soluzione di continuità: ad ogni passo seguiva un breve sostenuto, su musiche d’improvvisazione, di otto misure. In occasione dell’esame conclusivo, ho sperimentato un sistema di “raccordo” tra il sostenuto e il passo successivo senza far ricorso alla semplice giustapposizione (cioè passando al metro successivo direttamente con l’inizio del passo), ma eseguendo sei misure del sostenuto con il metro del passo precedente, e le ultime due anticipando il nuovo metro (come una breve preparazione).
Reverénce U. Giordano, Andrea Chénier: Tema (La mamma morta)
Pliés G. Puccini, Tosca: Recondita armonia
Tendus G. Rossini, La Cenerentola: Non più mesta
Jetés W.A. Mozart, Le nozze di Figaro: Non più andrai
Ronds de jambe par terre G. Puccini, Madama Butterfly : Io so che alle sue pene
Fondus R. Leoncavallo, Pagliacci : Vesti la giubba
Frappés G. Bizet, Carmen: Coro dei monelli
Adage C. Saint-Säens, Samson et Dalila: Mon coeur s’ouvre à ta voix
Grands battements G. Verdi, Il trovatore : Un momento può involarmi
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Fuori e dentro
Fuori serpeggia come una speciale, emozionante, inconosciuta tensione. Con una vaga sensazione, non tanto di inadeguatezza, quanto più di impreparazione, che anima cure – un po’ maniacali – anche di dettagli. E quando, nel sondarmi (perchè non mi illudo di possedere alcuna chiave), ne cerco il motivo profondo, ecco che affiora: un senso di solitudine. Non c’è, infatti, una comunità a cui possa o voglia riferirmi, con la quale spartire scelte e responsabilità, e da cui trarre saperi. Perciò, meglio mettere insieme stralci di conoscenze in una sintesi propria; meglio difendersi in anticipo, anche graffiando.
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Ma, all’interno, tutto è morbido. La stessa protettività che fuori si manifesta con uno scudo alzato, dentro risulta dolcissima. Dentro non si pongono dubbi o questioni, o scelte. Dentro avviene il miracolo di un’esistenza che dà almeno quanto chiede; che ha il potere di conferire l’investitura di un ruolo; che di amore è fatta e solo fortissimo e puro amore suscita.
Piccolo peso appagante.
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Tu, dentro, tu che cerchi le mie carezze, e subito rispondi, tu sai di essere al sicuro.
Ho avvolto in nastri rosa le tue calzettine due a due. Ho fabbricato dei sacchettini di stoffa a quadretti bianchi e rosa, che ho decorato con una perlina d’argento.
Ho preparato un giaciglio profumato, bianco e lilla. E ho scritto il tuo bellissimo nome sopra un cartoncino bianco, che ho legato con un nastro di raso.
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L’essenza di ogni possibile bene.
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Elegia in crescendo
(…) Bé, non puoi ascoltarlo, Mahler, certe volte. Quando decide di darti uno scrollone, non lo ferma nessuno. Alla fine piangevamo tutti. (…)
(…) Ora eravamo paralizzati dall’infinita vulnerabilità dell’adagio di Mahler, da quella semplicità che non è artificio, che non è strategia, che si distende – si ha quasi l’impressione – col passo raccolto della vita e con tutta la riluttanza della vita a terminare… Ora eravamo paralizzati da quella squisita giustapposizione di grandezza e intimità che inizia nella calma, sonora, misurata intensità degli archi e poi si alza a ondate attraverso il massiccio falso finale che porta a quello vero, prolungato, monumentale… Ora eravamo paralizzati dal gonfiarsi, dall’ascendere, dal raggiungere l’acme e dallo spegnersi di un’orgia elegiaca che scorre e scorre e scorre con un ritmo deciso e immutabile, a tratti cedendoti il passo, a tratti tornando come una pena o una nostalgia che non vuole sparire… (…)
P. Roth, La macchia umana
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L’adagio di cui si parla qui è il Finale della Terza Sinfonia: Langsam. Ruhevoll. Empfunden (potete ascoltarlo qui). Non si tratta della mia pagina preferita del compositore boemo: ho scelto di citare questo stralcio per la bella descrizione di Roth, in verità accostabile al risultato sonoro di molte composizioni mahleriane, specialmente gli adagi.
Di Mahler, piuttosto, amo molto i lieder per voce e orchestra, tra tutti Das Lied von der Erde (del quale potete ascoltare qui Der Einsame im Herbst e Der Abschied di Bernstein/Ludwig/Kollo).
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Fireworks
Fuochi d’artificio! Si consumano vivaci in tutte le occasioni di festa, disegnando trame e ciuffi colorati nel cielo notturno; vividi e generosi catturano l’occhio, l’attenzione. Troppo vicini non si colgono -l’esplosione che li accompagna spaventa i bimbi, e i cani – ma da lontano, uno dietro l’altro come fiori, fiori impazziti, sbocciano nel cielo scuro.
Non sono un’invenzione del nostro tempo, da millenni esistono e coronano le glorie degli imperatori e dei re, così li ritraggono tele di grandi pittori e mirabili pagine di musica scritta.
Haendel scriveva Music for the royal Fireworks proprio per accompagnarne l’evoluzione, intrattenendo le orecchie di quello stesso pubblico privilegiato i cui occhi potevano osservare lo spettacolo visivo:
http://www.youtube.com/watch?v=SIhvelwCuUk
http://www.youtube.com/watch?v=6mgDDeJc9d8&feature=fvwrel
Poco più di un secolo dopo, Debussy ne rievocava l’impressione emotiva e fisica nell’ultimo dei Préludes per pianoforte – Feux d’artifice -, trasferendo quelle immagini nate all’aria aperta in una dimensione intima, da interno, e descrivendone al contempo l’effetto di sorpresa e la forsennata dinamica:
http://www.youtube.com/watch?v=Lw36edi7hNo
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A tutti i miei lettori auguro un anno di musica intensa e sensibile.
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